Perché succede
Pesano al punto da decidere se una cosa verrà provata o no. Un ragazzo che si è convinto di non essere capace di parlare davanti agli altri non fallisce all’interrogazione: non ci arriva, perché la convinzione ha già chiuso la strada prima. E quella convinzione quasi sempre poggia su un episodio preciso, spesso vecchio e spesso banale visto da fuori. Nella mia pratica vedo che i genitori discutono la conclusione («ma non è vero che non sei capace») senza mai chiedere da dove viene, e la conclusione resta in piedi perché il pezzo che la regge non è mai stato toccato.
Cosa puoi fare
- Quando si blocca, chiedi quando è successo la prima volta. «Da quando pensi questa cosa?», «ti ricordi la volta in cui è andata male?». Riporti un giudizio generale a un episodio, che è l’unico livello su cui si può lavorare.
- Distingui il non ci provo dal non mi va. Sono due frasi diverse con la stessa faccia. La prima è una convinzione, la seconda è una preferenza, e chiedono cose opposte da te.
- Guarda quali tue frasi sta ripetendo. «Sono uno che si agita», «in questa famiglia siamo tutti negati per i numeri». Alcune convinzioni non sono sue: le ha ereditate, e tu puoi ritirarle.
- Cerca insieme a lui una prova contraria concreta. Una volta in cui è andata diversamente. Non serve che ribalti la conclusione: serve che la conclusione smetta di essere senza eccezioni.
- Offri l’occasione di rifarlo in piccolo. Una situazione simile ma più leggera, dove il rischio è basso. I ricordi si correggono con altri ricordi, non con le smentite.
Cosa evitare
Non minimizzare l’episodio da cui è partito tutto («ma era una sciocchezza»): per lui è stato il contrario, ed è la ragione per cui quella conclusione ha attecchito. Ed evita di spingerlo dentro la situazione temuta per dimostrargli che ce la fa: se va male hai appena aggiunto un ricordo dalla parte sbagliata.
Quando chiedere aiuto
Il segnale da tenere d’occhio non è la convinzione, è l’evitamento: rinuncia a cose che vorrebbe fare per non essere visto o per non sbagliare davanti agli altri. La durata di riferimento è sei mesi, ma la soglia vera è funzionale e arriva prima: se sta lasciando cadere inviti che prima accettava, se non parla più in classe, se evita situazioni che prima affrontava, vale la pena parlarne con qualcuno.