Osservazione ogni età Guardare meglio
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro 96 giorni per capire tuo figlio

Posso risolvere una volta per tutte i problemi con mio figlio?

Perché succede

No, e non è una brutta notizia quanto sembra. Un rapporto fra persone non è un guasto che si ripara: è una cosa che si tiene, con manutenzione continua e risultati che non restano acquisiti per sempre. Nella mia pratica vedo che l’attesa della soluzione definitiva fa due danni. Il primo è che porta a caricare di aspettative un singolo momento (la conversazione, la vacanza insieme, il patto scritto) che poi non può reggerle. Il secondo è che, quando quel momento non risolve, si conclude che non c’è niente da fare, e si smette proprio la manutenzione che avrebbe funzionato.

Cosa puoi fare

  1. Sostituisci «risolvere» con «gestire» e guarda che cosa cambia. Cambia l’orizzonte: non stai più cercando l’intervento risolutivo, stai scegliendo come vuoi che siano le prossime settimane.
  2. Rinuncia alla conversazione risolutiva. Quella preparata, solenne, in cui si mette tutto sul tavolo. Funziona meglio la stessa quantità di parole distribuita su venti volte.
  3. Scegli su che cosa lavori adesso. Un nodo per volta, dichiarato a te stesso. Gli altri restano dove sono, e non è una resa: è l’unico modo di vedere se quello che fai serve.
  4. Valuta su che cosa si è mosso, non su che cosa è finito. Meno urla, una notizia arrivata prima, una cena senza tensione. Sono risultati, anche se non chiudono niente.
  5. Metti in conto le ricadute. Torneranno periodi peggiori, e non cancelleranno il lavoro fatto. Sapere in anticipo che arriveranno è ciò che ti impedisce di leggerli come una smentita.

Cosa evitare

Non promettergli che d’ora in poi andrà tutto diversamente: è una frase che vi mette tutti e due in debito, e il primo litigio la trasforma in una bugia. Ed evita di ricominciare da capo ogni volta che qualcosa va storto: rimettere in discussione l’intero rapporto a ogni scivolone è il modo più sicuro per non avvicinarsi mai.

Quando chiedere aiuto

Se invece di oscillare la situazione va in una direzione sola, il quadro è un altro. Guarda se le uscite si riducono di settimana in settimana, se il sonno si sposta sulla notte, se c’è un mese di rifiuto della scuola. E c’è un passaggio preciso: quando smette di rifiutare le tue proposte e comincia a non registrarle, come se non le avesse sentite. Lì non aspettare che passi da solo, perché il ritiro si autoalimenta.

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