Perché succede
È la domanda che quasi nessun genitore si fa, e quando se la fa la risposta sorprende. In una giornata passano moltissime frasi fra te e tuo figlio, ma quasi tutte sono organizzative: dove sei, a che ora torni, hai fatto i compiti. Servono, e non aprono niente. Una domanda vera non ha una risposta semplice, tu non la conosci già, e serve a lui per essere ascoltato, non a te per controllare. Nella mia pratica ne bastano poche, ma devono esistere.
Cosa puoi fare
- Conta per tre giorni. Segnati quante domande gli hai fatto a cui non si può rispondere con sì, no, un’ora o un numero. Non cambiare niente mentre conti: il dato serve così com’è, e di solito è il dato che fa più impressione di qualunque consiglio.
- Fissane una al giorno, una sola. Non dieci: una. Poco e spesso funziona meglio di una conversazione lunga a settimana, e non ti costringe ad aspettare il momento perfetto, che non arriva.
- Falla su qualcosa di cui non sai già la risposta. Se la conosci, quella non è una domanda, è una verifica con il punto interrogativo in fondo. Chiedi di una cosa che riguarda lui e che tu non hai visto.
- Dopo, chiediti se si è sentito ascoltato. Non se ti ha risposto bene: se ha avuto lo spazio per dire qualcosa che gli importava. È l’unica misura che conta, e la senti dal fatto che ha parlato più di te.
- Mostrati interessato senza volere l’accesso a tutto. Non devi sapere ogni cosa della sua vita. Devi fargli sapere che quello che pensa ti interessa: sono due cose diverse, e la seconda si ottiene proprio rinunciando alla prima.
Cosa evitare
Non concentrare tutto in un’unica conversazione importante: l’appuntamento solenne mette pressione a entrambi e produce risposte da intervista. Ed evita la domanda vera subito dopo un rimprovero, perché lì suona come la continuazione del rimprovero con altri mezzi.
Quando chiedere aiuto
Quando le domande vere cominciano ad arrivare, ascolta come parla di sé nelle risposte. «Non mi è riuscita» è una frase legata alla giornata e passa. «Non sono capace», «tanto sono fatto così», dette al presente e sempre uguali, sono un’altra cosa: sono un modo stabile di descriversi che non si muove nemmeno davanti alle prove contrarie. Se dura da due settimane quasi tutti i giorni e insieme sono cambiati sonno, appetito e voglia di vedere gli altri, chiedi una valutazione.