Perché succede
In una conversazione fatta di domande concatenate, la direzione la dà chi risponde, non chi chiede. È la parte più difficile, perché mentre lui parla tu stai già formulando l’obiezione, e la domanda che farai dopo servirà a portarlo dove eri arrivato tu. Nella mia pratica è l’errore più frequente e il meno visibile: il genitore è convinto di avere ascoltato, e in effetti ha sentito tutto, ma ha usato ogni frase come un appiglio per il proprio percorso. Il risultato è che lui smette di ragionare e comincia a difendersi.
Cosa puoi fare
- Prendi la sua ultima frase come punto di partenza, non la tua ipotesi. Se non riesci a costruire la domanda seguente con le sue parole dentro, probabilmente stai tornando sul tuo binario.
- Chiedi che cosa ne pensa lui prima di dire che cosa ne pensi tu. L’ordine non è una cortesia: dopo la tua posizione, la sua non arriva più uguale.
- Quando ti viene da spiegare, fai una domanda al posto della spiegazione. Quasi tutto quello che vorresti insegnargli può essere chiesto.
- Lascia cadere la domanda che avevi in mente se la sua risposta ha aperto un’altra porta. Quella porta è più interessante di qualsiasi cosa avessi preparato.
Cosa evitare
Non riassumere quello che ha detto per confermarlo alla tua maniera: nel riassunto la tua tesi rientra dalla finestra. Ed evita di ricondurre ogni discorso a un’esperienza tua, perché sposta il centro della conversazione da lui a te.
Quando chiedere aiuto
Ascolta chi compare nei suoi ragionamenti. Se nei suoi racconti non c’è mai nessuno con cui scambia qualcosa, se le persone ci sono ma solo come pubblico o come minaccia, e questo dura da qualche mese, la questione non è più come parlate voi due. Il quadro cambia quando lo stare da solo smette di essere una scelta e diventa una sconfitta di cui si vergogna.