EDU
2026.09.28

EDU — Settimana 28/09–04/10 2026

TL;DR

Education at a Glance 2026 mette la carenza di insegnanti al centro: quasi quattro quindicenni su dieci studiano in scuole dove manca personale, uno su dieci docenti non è pienamente qualificato. L’Italia non perde insegnanti, li invecchia e li paga poco, mentre la Francia scende in piazza per classi da 35. Sullo sfondo, un trial randomizzato mostra che un tutor IA lasciato a sé stesso abbassa i voti, soprattutto di chi parte svantaggiato.

🎓 EDU — Settimana 28/09–04/10 2026

TL;DR: Education at a Glance 2026 mette la carenza di insegnanti al centro: quasi quattro quindicenni su dieci studiano in scuole dove manca personale, uno su dieci docenti non è pienamente qualificato. L’Italia non perde insegnanti, li invecchia e li paga poco, mentre la Francia scende in piazza per classi da 35. Sullo sfondo, un trial randomizzato mostra che un tutor IA lasciato a sé stesso abbassa i voti, soprattutto di chi parte svantaggiato.


🔴 Segnale forte

La carenza di insegnanti diventa il dato strutturale dell’OCSE, e l’Italia ha una versione tutta sua

Martedì 29 settembre l’OCSE ha pubblicato Education at a Glance 2026, con un focus dedicato alla carenza di insegnanti (OECD, media advisory; OECD, comunicato). Il numero che riassume tutto: nel 2025 quasi il 40% dei quindicenni frequentava scuole in cui il dirigente dichiarava che la mancanza di docenti ostacolava l’insegnamento, contro il 27% del 2018 (Education Week, 29/09/2026). In media il 9% degli insegnanti di primaria e secondaria non è pienamente qualificato, con punte oltre il 18% in Cile, Danimarca, Estonia e Germania; 11 paesi su 16 con dati segnalano carenze di docenti qualificati in matematica e scienze (The Educator). In Inghilterra oltre metà degli studenti frequenta scuole in cui più di un docente su dieci non ha piena qualifica (OECD, webinar di presentazione).

Il dato più interessante non è la carenza in sé ma il paradosso che la accompagna: l’85% degli insegnanti si dice soddisfatto del proprio lavoro, solo il 22% ritiene che la professione sia apprezzata dalla società, e solo il 39% è soddisfatto dello stipendio contro il 68% che apprezza le altre condizioni di impiego. Lo stipendio iniziale di un docente di secondaria di primo grado vale in media il 61% di quello di un laureato comparabile (The Educator; OECD, webinar). Andreas Schleicher è stato netto sulla tentazione di tappare i buchi con la tecnologia: l’insegnamento è un’esperienza umana e relazionale, e lì l’IA “non dà ancora un contributo” (Education Week).

L’Italia ha una carenza di forma diversa. Non perde insegnanti: solo il 3% dei docenti di secondaria di primo grado tra i 30 e i 49 anni intende lasciare entro cinque anni. Li invecchia: il 38% dei docenti di secondaria ha più di 55 anni (media OCSE intorno al 25%) e appena il 9% ne ha meno di 35. E li sottovaluta: è soddisfatto dello stipendio il 22,6%, si sente apprezzato dalla società il 14,1% (Orizzonte Scuola). Gli insegnanti italiani guadagnano dal 33% al 36% in meno degli altri lavoratori laureati, con una spesa pubblica per l’istruzione non terziaria al 2,7% del PIL contro il 3% medio (ANSA, 29/09/2026). La carenza italiana si vede nei posti, non nelle dimissioni: per il 2026/27 risultano 46.826 posti vacanti dopo i trasferimenti, coperti con circa 118.000 supplenze annuali e oltre 55.000 supplenti sul sostegno (Edunews24).

C’è poi un dato che cambia la lettura: in Italia la popolazione 5-14 anni è destinata a calare di un altro 18% tra il 2024 e il 2033 (Orizzonte Scuola), contro un 9% medio OCSE. Calo demografico e pensionamenti di massa arrivano insieme: è una finestra in cui si può scegliere se usare le cattedre liberate per risparmiare o per stabilizzare, ridurre le classi e rafforzare il sostegno. Tra le raccomandazioni OCSE ci sono esattamente queste leve: usare meglio la capacità esistente, aprire percorsi di ingresso a metà carriera senza abbassare gli standard, spostare personale di supporto sulle attività amministrative, indirizzare risorse verso le scuole e le materie più in difficoltà (The Educator).

Il contrappunto americano dice quanto sia facile fare l’opposto. Secondo il rapporto NCTQ State of the States, dal 2022 gli stati che pagano un premio per le materie in carenza sono scesi da 22 a 17, quelli che differenziano lo stipendio per le scuole difficili da 28 a 13; un terzo delle scuole pubbliche non ha abbastanza insegnanti di sostegno (Education Week, 29/09/2026). E lunedì 5 ottobre la Giornata mondiale degli insegnanti celebra i 60 anni della Raccomandazione ILO/UNESCO del 1966 sullo status dei docenti, ricordando che al mondo servono 44 milioni di insegnanti in più entro il 2030 (UNESCO, concept note WTD 2026). La nota UNESCO distingue tre dimensioni dello status: simbolica, professionale, materiale. I dati italiani dicono che le abbiamo trascurate tutte e tre, ma la più compromessa è la prima.

E quindi, per chi insegna? La leva che resta in mano alle scuole è la qualità dell’ingresso. In un corpo docente dove quattro su dieci andranno in pensione entro un decennio, chi arriva oggi arriva spesso da supplente, spesso sul sostegno, spesso senza specializzazione. Il dipartimento che affianca davvero il supplente annuale (programmazione condivisa, osservazione reciproca, un collega di riferimento nominato e non solo formale) fa più per la continuità degli studenti con disabilità di qualunque norma. E per i docenti senior c’è un ruolo da rivendicare esplicitamente: il mentoring, che oggi in Italia è quasi del tutto informale e non riconosciuto.

Fonti: OECD: comunicato EAG 2026 · OECD: presentazione globale EAG 2026 · OECD: country note Italia · Education Week: il confronto internazionale · The Educator: cifre e raccomandazioni · Orizzonte Scuola: i dati italiani · ANSA: stipendi e spesa · Edunews24: posti vacanti 2026/27 · Education Week: NCTQ sugli incentivi · UNESCO: Giornata mondiale degli insegnanti 2026


📡 Altri fili

Francia, i licei in piazza per classi da 35: quando sono gli studenti a fare la domanda di politica educativa

La settimana francese è stata la più tesa da anni. Le mobilitazioni partite dai licei dell’area parigina si sono estese a tutto il paese: il 29 e 30 settembre circa 400 dei 3.700 licei erano coinvolti, con oltre 440 fermati, molti minorenni (Al Jazeera, 30/09/2026). Venerdì 2 ottobre 400 licei erano chiusi, 560 segnalavano proteste o disordini, i fermati erano saliti a circa 2.000, con 170 studenti e 65 membri del personale feriti; Amnesty International ha criticato le violenze delle forze dell’ordine sui minori, il ministro dell’istruzione Édouard Geffray ha invitato le famiglie a tenere i figli lontani dai cortei e ha convocato sindacati e organizzazioni studentesche (Al Jazeera, 02/10/2026).

Al netto della violenza, che va condannata e che il governo attribuisce alla sinistra radicale, le richieste degli studenti sono sorprendentemente precise: classi da 32-35 alunni, docenti assenti non sostituiti, edifici invivibili dopo le ondate di calore di giugno, il tutto mentre la legge di bilancio taglia 54 miliardi di spesa pubblica e congela per il quarto anno gli stipendi pubblici. È una piattaforma che coincide quasi alla lettera con il capitolo carenze di Education at a Glance. Anche in Italia i numeri non sono lontani: nel 2024/25 1.663 classi di secondaria superiore superavano i 27 alunni, per oltre 23.700 studenti, e la spesa pubblica per l’istruzione si ferma al 3,9% del PIL contro il 4,7% della media UE (Edunews24).

Sulla dimensione delle classi, l’evidenza merita onestà. Il Teaching and Learning Toolkit dell’EEF stima per la riduzione della numerosità un effetto piccolo (circa un mese di progresso in più in un anno) a fronte di un costo molto alto e con evidenze limitate, e soprattutto osserva che i benefici compaiono solo quando la classe scende sotto i 20 o perfino i 15 alunni e i docenti cambiano davvero il modo di insegnare: interazioni di qualità più alta, meno interruzioni (EEF, Reducing class size). Tradotto: tagliare da 30 a 25 alunni senza cambiare didattica serve poco; il guadagno sta nell’uso che si fa dello spazio liberato. Per gli studenti francesi, però, la questione è anche più elementare: avere un banco e un insegnante presente.

E quindi, per chi insegna? Due cose. La prima: gli studenti francesi stanno dicendo che la qualità dell’esperienza scolastica (essere visti, avere un posto a sedere, avere un insegnante in aula) è per loro una questione politica. Dare spazio a questa voce in classe, con strumenti di educazione civica che non riducano la protesta a ordine pubblico, è un pezzo del mestiere. La seconda: se il calo demografico italiano porterà classi più piccole, quello è il momento di programmare didattiche che sfruttino davvero la numerosità ridotta (feedback formativo frequente, lavoro a piccoli gruppi, colloqui individuali), invece di replicare la lezione frontale con meno banchi.

Fonti: Al Jazeera: le cause delle proteste · Al Jazeera: 400 licei chiusi · Edunews24: il confronto con l’Italia · EEF: Reducing class size

L’IA entra a scuola senza prove: il “Far West” che NPR documenta e che la ricerca non riesce a inseguire

Un’inchiesta NPR pubblicata il 28 settembre fotografa la distanza tra adozione ed evidenza. A Dayton, in Ohio, il distretto ha pagato a SchoolAI 72.600 dollari nel 2025/26 per un pacchetto di strumenti che include “Jordan”, un chatbot di supporto socio-emotivo per studenti vulnerabili, e ha rinnovato per 78.650 dollari; uno studente racconta di essersi “costruito una piccola relazione” con il bot. Il consulente del distretto ammette di poter misurare solo la “percezione” degli utenti. A Salamanca, nello stato di New York, un robot umanoide da quasi 58.000 dollari è stato ritirato dopo la protesta dei genitori sulla privacy; New York City ha invece vietato per un anno l’IA rivolta agli studenti fino alla terza media, e Los Angeles ne ha limitato l’accesso sui dispositivi del distretto. Wichita sceglie una scala per età: alla primaria si impara sull’IA, alle medie strumenti limitati, al liceo un tutor di matematica. Robin Lake del CRPE parla di “Far West”; Rebecca Winthrop della Brookings mette in guardia da un possibile “arresto cognitivo” con l’accesso libero e propone usi stretti, come il feedback basato sulle rubriche del docente (NPR via KPBS, 28/09/2026).

Il riferimento scientifico citato da NPR è la revisione dello Stanford SCALE Initiative (Fesler, Martinez Claeys, Agnew, Loeb) su 818 lavori: solo 20 hanno evidenza causale forte. Il pattern ricorrente è chiaro: gli strumenti IA migliorano la prestazione mentre si usano, ma l’effetto si attenua o sparisce quando gli studenti vengono valutati senza IA, e in uno studio la rimozione delle protezioni ha prodotto un calo del 17% nelle prove senza supporto. Funzionano meglio gli strumenti progettati pedagogicamente e con vincoli rispetto ai chatbot generalisti; sul versante docente, chi usa ChatGPT impiega circa il 30% di tempo in meno per preparare lezioni e materiali (Stanford SCALE, The Evidence Base on AI in K-12).

Il caso del chatbot socio-emotivo merita una nota a parte, perché tocca il terreno dove scuola e salute mentale si incontrano: uno strumento che uno studente fragile vive come una “relazione”, senza alcuna misura di esito, è esattamente il tipo di intervento che nessun servizio clinico adotterebbe senza valutazione.

E quindi, per chi insegna? La distinzione utile è tra IA per il docente e IA per lo studente. La prima ha evidenze discrete sul risparmio di tempo; la seconda, oggi, ha evidenze solo per strumenti stretti e ben progettati. Per chi in classe ha studenti con BES, la tentazione di usare un chatbot come compensativo o come “ascolto” va valutata con lo stesso criterio di qualunque altro strumento: cosa sa fare lo studente senza lo strumento, dopo averlo usato?

Fonti: NPR via KPBS: schools are experimenting with AI · Stanford SCALE: The Evidence Base on AI in K-12 · ETC Journal: briefing 29/09

Dalla nomenclatura alla promessa: il decreto italiano in Gazzetta, Burnham e la scuola “comprehensive”

Il filo della settimana scorsa sulla parità di stima tra percorsi accademici e tecnici ha avuto due sviluppi. In Italia il decreto scuola è stato firmato dal Presidente della Repubblica e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 settembre, in vigore dal 1° ottobre; ora va alle Camere per la conversione. Il testo conferma il tetto del 30% per gli alunni senza percorso scolastico pregresso in Italia dal 2027/28, i “licei tecnologici” e “licei professionali”, il PEI aggiornato solo in presenza di nuovi elementi clinici o didattici (provvisorio entro giugno per i nuovi certificati, definitivo entro il 15 ottobre), e aggiunge il latino facoltativo in seconda media, un’ora a settimana, affidato ai docenti di lettere con requisiti specifici (Orizzonte Scuola: testo in Gazzetta; Newsistruzione, 01/10/2026). Secondo i calcoli riportati da Edunews24, oggi 34.000 classi italiane supererebbero la soglia del 30% (Edunews24).

Nel Regno Unito il nuovo primo ministro Andy Burnham, al congresso laburista a una settimana dall’insediamento, ha promesso di “ricostruire un sistema di istruzione comprehensive” con pari dignità tra percorsi accademici e tecnici: vocational GCSE dal 2029, formazione professionale disponibile in tutte le scuole per i 14-16enni dal 2028, 45 giorni di tirocinio per i 16-18enni, apprendistati per i diciottenni e tempi d’attesa ridotti per la salute mentale. La ministra delle competenze Jacqui Smith ha però ammesso che i piani sono ancora in fase iniziale (Tes, 29/09/2026).

Il confronto è istruttivo. Burnham usa la parola “comprehensive”, cioè scuola comune che non separa presto: la cornice è quella che la ricerca NFER raccomandava la settimana scorsa. Il decreto italiano invece ribattezza i percorsi senza toccare il momento della scelta, e aggiunge il latino alle medie, che storicamente in Italia ha funzionato proprio come marcatore precoce del liceo classico.

E quindi, per chi insegna? Chi insegna lettere alle medie riceve una richiesta nuova: se il latino facoltativo arriverà nel 2027/28, chi lo sceglierà? Se a iscriversi saranno soprattutto i figli di famiglie con alto titolo di studio, l’ora di latino diventerà un ulteriore filtro di orientamento a 12 anni. Vale la pena progettarla fin d’ora come laboratorio linguistico aperto (etimologia, riflessione sulla lingua italiana, utile anche agli alunni con italiano L2) invece che come anticipo selettivo del liceo.

Fonti: Orizzonte Scuola: il testo in Gazzetta · Newsistruzione: la firma di Mattarella · Edunews24 · Tes: Burnham e la scuola comprehensive


🧭 Tendenze della settimana

Il filo che lega tutto è una domanda sulla scarsità: di insegnanti, di spazio, di attenzione. L’OCSE certifica che mancano docenti qualificati proprio dove servono di più (matematica, scienze, sostegno, scuole svantaggiate); gli studenti francesi traducono la stessa scarsità in classi da 35 e supplenze mai arrivate; i distretti americani la tamponano con chatbot che nessuno sa valutare e, nello stesso momento, tagliano gli incentivi per attrarre docenti nelle scuole difficili. L’IA entra nella conversazione come sostituto implicito dell’attenzione umana che manca, ed è significativo che sia stato Schleicher, non un sindacato, a ricordare che sul piano relazionale non sostituisce nulla.

L’Italia occupa una posizione particolare. Non ha una crisi di abbandono della professione, ha una crisi di riconoscimento: docenti che restano, ma che per l’86% non si sentono apprezzati e che in quasi quattro casi su dieci andranno in pensione entro un decennio. Con un calo demografico del 18% in arrivo, il paese ha una finestra rara in cui potrebbe ridurre le classi e stabilizzare il sostegno quasi a parità di spesa. Il decreto della settimana va in un’altra direzione: interviene su nomi, soglie e adempimenti, non sulle condizioni di lavoro.

Il segnale debole da monitorare è la saldatura tra IA e benessere socio-emotivo degli studenti. È il territorio dove le scuole sono più esposte, perché la domanda (studenti soli, servizi di salute mentale in affanno) è reale e l’offerta tecnologica è pronta, ma le misure di esito non esistono.


🔬 Dalla ricerca

Il tutor IA che abbassa i voti. Un trial randomizzato pubblicato come EdWorkingPaper (Liu, Sweet, Chen e colleghi, versione di ottobre 2026) ha testato un assistente di studio basato su GPT-4o, integrato nella piattaforma del corso e alimentato con i materiali del docente, su 2.379 studenti universitari in 34 sezioni e 30 docenti, randomizzando a livello di docente nel semestre autunnale 2025. Nel sottocampione più rigoroso (corsi con più docenti, confronto esatto) il voto finale è sceso di 0,37 deviazioni standard, circa 4 punti su 100; i compiti a casa non sono cambiati. Gli effetti più robusti riguardano l’impegno: meno pagine consultate, meno giorni attivi, partecipazione registrata crollata di quasi 0,9 deviazioni standard. Gli studenti di prima generazione universitaria hanno perso più del doppio dei compagni. Solo il 15% ha usato davvero il tutor, e nel 74% dei casi per chiedere risposte dirette (EdWorkingPapers 26-1598). Il meccanismo suggerito è lo spiazzamento: l’IA non si aggiunge alle attività di apprendimento, le sostituisce. È un contesto universitario e non scolastico, ma il risultato converge con la revisione Stanford: senza integrazione didattica esplicita, il tutor IA tende a peggiorare proprio gli studenti più fragili. Per chi insegna: un tutor IA va inserito in un compito strutturato che ne richiede un uso attivo (spiegare, verificare, confrontare), mai offerto come risorsa libera “in più”.

Gli incentivi che spariscono. Il rapporto NCTQ State of the States: Spending Smarter on Teacher Pay, ripreso da Education Week il 29 settembre, documenta che proprio mentre le carenze si concentrano su materie STEM, sostegno e scuole ad alta povertà, gli stati USA riducono gli strumenti per orientare i docenti verso quei posti: solo 4 stati garantiscono almeno 5.000 dollari in più per le materie in carenza, 11 offrono un premio per il sostegno (Education Week). È un’analisi delle politiche, non un esperimento, ma mostra che la retorica sulla carenza e le decisioni di spesa possono divergere. In Italia, dove lo stipendio non differenzia quasi nulla per sede o disciplina, la domanda è aperta.


📌 Da tenere d’occhio