Bias cognitivi 14-18 anni Una conversazione
Dalla collana Genitori senza stress

Come lo aiuto a non buttare via un'amicizia per una lite?

Perché succede

Quando un rapporto si interrompe male, l’ultima scena si mette davanti a tutte le altre e le copre. Anni di cose condivise restano lì, ma non tornano in mente: torna la frase di ieri sera. Nella mia pratica vedo che a quel punto il ragazzo non sta decidendo se chiudere quell’amicizia, sta reagendo a un ricordo che in quel momento è fatto di un fotogramma solo. E le decisioni prese così sono quasi sempre più drastiche di quello che vorrebbe davvero.

Cosa puoi fare

  1. Fatti raccontare l’amicizia prima della lite. Come vi siete conosciuti, cosa facevate, la volta in cui ti ha aiutato. Non è nostalgia: è rimettere in campo le informazioni che in questo momento non gli sono disponibili.
  2. Proponi di rimandare la decisione di qualche giorno. Non «non chiudere», ma «non chiudere oggi». Una cosa decisa fra tre giorni è ancora sua, e la lite avrà perso il posto in prima fila.
  3. Ricordagli altre rotture che poi si sono ricomposte. Anche piccole, anche di quando aveva dieci anni. Serve un precedente concreto, non un principio generale.
  4. Raccontagli una tua amicizia finita male e poi recuperata, o finita e basta. Anche il secondo caso serve: gli dice che si sopravvive a entrambe le cose, quindi non deve decidere sotto pressione.
  5. Non decidere al posto suo. Se il tuo parere lo chiede, dallo una volta sola e poi fermati. Se lo chiudi tu, quella storia diventa tua e lui non ci impara niente.

Cosa evitare

Non dire mai «io l’ho sempre detto che quella non era un’amica»: gli chiedi di scegliere fra te e il rapporto, e in quel momento perdi tu. Ed evita di chiamare tu l’altro ragazzo o l’altro genitore per sistemare le cose, a meno che lui non te lo chieda: gli togli l’unica riparazione che conta, cioè la sua.

Quando chiedere aiuto

La soglia non è quante amicizie ha, è la reciprocità. Pochi amici non è un problema. Non avere nessuna relazione in cui dà e riceve lo diventa, e il riferimento è intorno ai tre mesi. Guarda soprattutto se dopo questa rottura non è rimasto nessuno, e se la solitudine ha smesso di essere una preferenza ed è diventata qualcosa di cui si vergogna. Se dietro alla lite c’è stata una esclusione organizzata dal gruppo, o se lo stanno prendendo di mira, la soglia salta: si interviene subito, anche parlando con la scuola.

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