Perché succede
Un ragazzo che in casa non può contraddire, fuori non contraddice. Non è una punizione che gli dai, è un allenamento che manca: il disaccordo si impara dove costa poco, cioè con te, e se lì non è previsto non c’è nessun altro posto dove impararlo. Nella mia pratica vedo che quasi nessun genitore vieta di dissentire. Molti però correggono subito, e correggere subito, ripetuto trenta volte, insegna la stessa cosa di un divieto.
Cosa puoi fare
- Chiedigli come ci è arrivato, prima di dire se sei d’accordo. «Interessante, mi spieghi come ci sei arrivato?» Stai chiedendo il ragionamento e non la conclusione, e il ragionamento si può discutere senza che nessuno perda.
- Non correggere la prima frase. Lascialo finire, anche quando hai già capito dove sbaglia e anche quando ti sta scaldando. Chi viene interrotto alla prima frase la volta dopo non la dice.
- Fai vedere un disaccordo che finisce bene. Con l’altro genitore, con un amico, a tavola. Due persone che la pensano diversamente, restano ferme e alla fine si salutano bene: è la dimostrazione che non si può fare a parole.
- Dagli il diritto di replica. Dopo che hai detto la tua, l’ultima parola è sua e non deve convincerti. Sapere di poter chiudere il discorso senza cedere è quello che gli permette di aprirlo.
- Chiedigli la sua opinione su cose che non lo riguardano. Un fatto di cronaca, un film, una scelta di un personaggio. Si allena dove non c’è niente in gioco, e la palestra serve prima della partita.
Cosa evitare
Non usare l’ironia sulle sue posizioni, nemmeno quella affettuosa: a quell’età non si distingue da una presa in giro e costa più di un no secco. Ed evita di premiare solo i disaccordi ben argomentati: all’inizio sono confusi e mal detti, e se accetti solo quelli fatti bene stai di nuovo chiedendo una prestazione.
Quando chiedere aiuto
Guarda se il non dire resta un fatto di carattere o diventa un giudizio su di sé. «Non mi va di discutere» è una cosa. «Tanto quello che penso non vale niente» è un’altra, e se diventa il modo stabile in cui parla di sé, insieme alla perdita di interesse per ciò che prima gli piaceva, il quadro cambia. Il riferimento sono due settimane continuative, quasi tutti i giorni e per gran parte della giornata. Nei ragazzi si presenta spesso come irritabilità e non come tristezza.