Bias cognitivi 14-18 anni Una conversazione
Dalla collana Genitori senza stress

Come lo aiuto a ridimensionare una paura senza sminuirla?

Perché succede

Ridimensionare e sminuire sembrano la stessa cosa e non lo sono. Sminuire tocca lui («sei esagerato»), ridimensionare tocca il fatto («quella cosa è meno frequente di come sembra»). La differenza si sente tutta nel momento in cui la dici, e decide se resta ad ascoltare. Va fatto dopo, però, non durante: finché la paura è accesa nessun ragionamento entra, perché il corpo è in allarme e l’allarme non discute.

Cosa puoi fare

  1. Distingui possibile da probabile. È possibile che accada quasi tutto; probabile no. Fate insieme l’esercizio su una cosa neutra prima che sulla sua paura, così il criterio è già chiaro quando lo applicate al punto che scotta.
  2. Usa i numeri del suo mondo, non le statistiche generali. Quanti giorni è andato a scuola quest’anno, e in quanti è successo quello che teme. Il conto lo fa più concreto di qualsiasi percentuale nazionale.
  3. Fai elencare a lui le volte in cui è andata bene. Un elenco che dice lui vale; lo stesso elenco detto da te suona come consolazione. Chiedi tre episodi e stai zitto mentre li cerca.
  4. Interroga la fonte insieme a lui. Chi l’ha scritto, che cosa guadagna se ti spaventi, il titolo dice quello che dice l’articolo. Non è una lezione di media literacy, è togliere autorità a un pezzo di schermo.
  5. Rimetti in circolo qualcosa di concreto. Un allenamento, un pomeriggio con qualcuno, una cosa fatta insieme. L’esperienza reale ridimensiona più di qualsiasi conversazione, perché fornisce ricordi nuovi da mettere accanto a quello che occupa tutto lo spazio.

Cosa evitare

Non partire dalla dimostrazione mentre sta ancora tremando: arrivi al punto giusto nel momento sbagliato e brucia l’argomento anche per dopo. Ed evita di ripetere ogni giorno la stessa rassicurazione: se una frase non ha funzionato due volte, la terza la peggiora.

Quando chiedere aiuto

Qui il segnale è che il ridimensionamento non attacca: se dopo settimane la paura non si muove di un millimetro, se comincia a chiederti conferme in serie che valgono solo per poche ore, se ha smesso di fare cose che desidera per non incontrare quello che teme. L’evitamento, non l’intensità, è il punto in cui la cosa va guardata da vicino.

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