Bias cognitivi 11-13 anni Una conversazione
Dalla collana Genitori senza stress

Come lo aiuto a rimettere in discussione una prima impressione?

Perché succede

La prima informazione che riceviamo su una persona o su una materia diventa il punto fermo, e tutto quello che arriva dopo viene sistemato attorno a quel punto: le conferme si notano, le smentite si spiegano. A undici o dodici anni c’è un ingrediente in più, il peso di ciò che dicono i più grandi: basta un «quella prof è terribile» detto in corridoio il primo giorno perché l’impressione sia già formata prima di aver visto una lezione. Non è superficialità, è che serve un punto di riferimento e il primo disponibile viene preso.

Cosa puoi fare

  1. Chiedi che cosa intende esattamente. «Terribile in che senso? Che cosa ha fatto?» Nel passaggio dall’etichetta ai fatti l’etichetta quasi sempre si sgonfia, e questo lo fa lui, non tu.
  2. Chiedi da chi l’ha sentita. «Chi l’ha detto? L’ha avuta davvero? E tu che cosa hai visto con i tuoi occhi?» Distinguere il sentito dire dall’esperienza diretta è una competenza che gli servirà molto oltre la scuola.
  3. Cercate una seconda fonte. Che ne pensano altri compagni, che cosa dicono quelli che si trovano bene, com’è andata nelle prime tre lezioni. Una sola voce fa un giudizio, tre voci diverse fanno un quadro.
  4. Fate l’esercizio su una storia. Guardate insieme un film e poi confrontate le prime impressioni sui personaggi con come sono finiti. Su un personaggio non gli costa niente ammettere di aver cambiato idea, e il meccanismo lo vede benissimo.
  5. Cambia idea davanti a lui. Esprimi i tuoi giudizi in forma sfumata («da quel poco che ho visto mi sembra…») e quando scopri di aver sbagliato dillo ad alta voce. Sta imparando questo, non le tue frasi sul pensiero critico.

Cosa evitare

Non contestare direttamente la sua impressione («non è vero, è una brava insegnante»): a quel punto ha una tesi da difendere e la difenderà meglio di prima. Ed evita di sostituire la sua etichetta con la tua, anche quando la tua è più gentile: il problema non è quale etichetta, è l’etichetta.

Quando chiedere aiuto

Guarda se le prime impressioni più rigide riguardano se stesso: quando il modo di parlare di sé diventa stabile («sono negato», «sono uno che non piace») invece che legato alla giornata, e non si muove nemmeno davanti a prove contrarie. Se dura due settimane quasi tutti i giorni, insieme a perdita di interesse per ciò che gli piaceva, è il momento di guardarci.

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