Perché succede
L’autocritica spaventa perché sembra un’unica cosa con l’autosvalutazione, e per un ragazzo spesso lo è: guardare quello che non ha funzionato significa scoprire di valere poco. Nella mia pratica vedo che chi non regge l’autocritica non è chi ha troppa autostima, è chi ce l’ha appoggiata su una cosa sola, di solito il risultato. Se l’unica prova di valere è la riuscita, ogni errore diventa una sentenza, e l’unica difesa possibile è non guardarlo.
Cosa puoi fare
- Non a caldo. Mai. Quando l’emozione è alta, la parte che ragiona è occupata altrove, e qualsiasi cosa dici viene registrata come attacco. Aspetta che scenda, anche un giorno o due. La conversazione che a caldo produce una lite, a freddo produce una riflessione.
- Usa tre domande, sempre le stesse. «Che cosa pensi sia andato storto? Che cosa avresti fatto diversamente? Che cosa ti porti via?» Non sono un interrogatorio se le fai sempre uguali, anche quando è andata bene: diventano un modo di guardare le cose, non una punizione riservata ai disastri.
- Sposta un pezzo per volta, non tutto lo scudo. Se dice che il professore ce l’ha con lui, non contestare la frase: aggiungi accanto una porzione piccola e sua. «Può darsi. E dei tre esercizi, quale non avevi ripassato?» Ammettere un pezzo alla volta si può, ammettere tutto insieme no.
- Descrivi quello che ha fatto, in modo preciso. Non «sei stato bravo», che è un voto, e nemmeno una promessa che la prossima volta andrà meglio, che non puoi mantenere. Le ore che ci ha messo, il punto in cui ha ricominciato da capo, la parte che ha risolto da solo. Un ragazzo che sente nominare con esattezza quello che ha fatto ha meno bisogno del voto per sapere di valere.
Cosa evitare
Non aggiungere il tuo pezzo di critica quando l’ha già fatta lui: se dopo che ha ammesso arriva la tua rincorsa, la volta dopo non ammette. Ed evita di raccontargli errori tuoi che finiscono sempre bene, perché suonano come una lezione e non come una compagnia.
Quando chiedere aiuto
Il segnale non è che si critichi troppo, è che cominci a rinunciare per non essere visto sbagliare. Non alza più la mano, si tira fuori dalle interrogazioni programmate, lascia lo sport dove qualcuno guarda, salta le occasioni che vorrebbe. La soglia è funzionale e arriva prima dei sei mesi che si leggono in giro: quando l’evitamento gli sta togliendo cose che desidera, si chiede aiuto.