Emozioni ogni età Una conversazione
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Dietro il silenzio

Come lo aiuto a non farsi bloccare dalla paura di fallire?

Perché succede

La paura non blocca perché è grande, blocca perché ha cambiato oggetto: non teme che la cosa vada male, teme quello che andare male direbbe di lui. E cresce in un contesto in cui ogni mossa può essere vista e commentata, quindi il costo di provare è più alto di quello che era per te alla sua età. Nella mia pratica vedo che finché prova e verdetto restano attaccati, nessun incoraggiamento tiene: se provare significa esporsi a una sentenza, non provare è la scelta ragionevole.

Cosa puoi fare

  1. Restituisci l’episodio alla sua misura. «È andata male quella cosa» invece di «sei fatto così». Sembra una sfumatura, ed è la differenza fra un fatto che passa e un’identità che resta.
  2. Separa la prova dal verdetto, e dillo prima. Decidete insieme che cosa vorrà dire «averci provato»: aver fatto la cosa, indipendentemente da come va. Se il criterio è fissato prima, il risultato smette di essere l’unico giudice.
  3. Fai la prima prova al riparo. Senza pubblico, senza annunci, senza una data di uscita. Non è nascondersi: è abbassare il costo dell’esposizione finché entrarci diventa possibile.
  4. Portalo fino in fondo alla domanda. «E se non funzionasse, che cosa succederebbe davvero?» Fatelo passo per passo, fino all’ultima conseguenza reale. Quasi sempre quello che si trova in fondo è molto meno di quello che sta immaginando.
  5. Non trasformare il tuo interesse in attesa. Se chiedi ogni volta a che punto è, hai aggiunto un pubblico anche tu. Chiedi una volta, poi resta disponibile e zitto.

Cosa evitare

Non raccontargli i tuoi successi come esempio: sente il confronto, non il messaggio. Ed evita di minimizzare la paura con un «ma sono sciocchezze», perché gli conferma che quella cosa lì, che a lui costa così tanto, non si può nemmeno dire.

Quando chiedere aiuto

Il segnale non è la paura, è come parla di sé quando non la sta nominando. Se «sono un fallito» ha preso il posto di «oggi è andata male» ed è diventato stabile invece che legato alla giornata, guarda anche il resto: se ha smesso di interessarsi a ciò che prima gli piaceva, se è irritabile quasi tutti i giorni, se sonno e appetito sono cambiati. Due settimane continuative sono il momento per parlarne.

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