Autonomia ogni età Una decisione
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro 96 giorni per capire tuo figlio

Come lo aiuto a fissare obiettivi realistici?

Perché succede

Gli obiettivi degli adolescenti sono spesso enormi, e la tentazione dell’adulto è ridimensionarli. Nella mia pratica vedo che è la mossa che funziona peggio: il ragazzo si sente smontato, difende il sogno con più forza di prima e smette di parlartene, così l’unica occasione che avevi di lavorarci si chiude. Il problema di un obiettivo troppo grande non è che sia grande: è che non ha un primo passo. Finché resta un’immagine non produce niente, e quando non produce niente si trasforma in una prova che non ci si riesce. Il lavoro da fare non è abbassarlo, è scomporlo.

Cosa puoi fare

  1. Non discutere il traguardo, chiedi il passo. «Interessante. Che cosa serve per cominciare?» sposta la conversazione dal sogno al percorso senza toglierti dalla sua parte.
  2. Trova un passo che si possa fare questa settimana. Piccolo, concreto, verificabile: un corso, un’iscrizione, mezz’ora di esercizio, una persona a cui chiedere. Il primo passo serve a esistere, non a essere decisivo.
  3. Controlla che dipenda da lui. «Prendere nove» dipende anche da altri; «rivedere gli errori dell’ultimo compito» dipende solo da lui. La differenza si vede subito nella motivazione.
  4. Dai una scadenza a ogni pezzo. Senza data un passo intermedio scivola avanti all’infinito. E se una scadenza salta, si sposta: non è un fallimento, è una revisione.
  5. Commenta il processo, non il risultato. «Hai continuato anche quando si era bloccato» dice qualcosa di utile; «sei bravissimo» no, e per giunta alza l’asticella la volta dopo.

Cosa evitare

Non usare il realismo come argomento per spegnere: «tanto lo sai che non ci arrivi» chiude la porta e non insegna a valutare. Ed evita di prendere in mano tu la scomposizione e consegnargliela fatta: il valore dell’esercizio è che la faccia lui, anche se peggio di come la faresti tu.

Quando chiedere aiuto

Guarda che cosa succede quando un passo non riesce. Il segnale è il passaggio dall’episodio all’identità: «non ci sono riuscito» che diventa «sono fatto così» e resta anche davanti a prove contrarie. La durata indicativa è uno o due mesi, ma conta di più la generalizzazione, cioè che dopo un fallimento cominci a evitare anche aree che non c’entrano. Senza urgenza, ma senza rimandare oltre il trimestre.

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