Perché succede
Sì, conviene, ma quasi sempre nell’ordine sbagliato rispetto a come viene istintivo farlo. Quando un ragazzo si convince che un insegnante ce l’ha con lui, ogni gesto viene letto attraverso quella lente, comprese le cose neutre, e il rapporto si irrigidisce da entrambe le parti. Il colloquio serve a rompere quella lettura, non a stabilire chi ha ragione. E se il primo a muoversi sei tu, il messaggio che arriva a tuo figlio è che da solo non ce la può fare, che è esattamente la cosa che sta già pensando.
Cosa puoi fare
- Fai provare prima lui, con una frase concordata. Una sola, breve, da dire alla fine dell’ora. Non deve risolvere niente: deve solo mostrargli che si può parlare con un adulto senza che diventi uno scontro.
- Preparate insieme quella frase. Non «lei ce l’ha con me», ma «non riesco a seguire questa parte, come posso fare?». La prima chiede un giudizio sull’insegnante, la seconda chiede un’indicazione, e a una richiesta di indicazioni quasi tutti rispondono.
- Se poi vai tu, vai per raccogliere informazioni. «Come lo vede in classe? Che cosa nota?» Un colloquio che comincia con una lamentela finisce con due adulti su posizioni opposte e un ragazzo nel mezzo.
- Chiedi una cosa concreta e verificabile. Un argomento da recuperare, un modo per rimettersi in pari, la possibilità di essere interrogato su una parte definita. Una cosa piccola e controllabile cambia il clima più di un chiarimento generale.
- Riporta a casa solo la parte operativa. Che cosa avete deciso di fare, non che cosa l’insegnante pensa di lui. Il giudizio riportato diventa una sentenza e si aggiunge all’ancora invece di scioglierla.
Cosa evitare
Non presentarti come parte in causa contro l’insegnante davanti a tuo figlio, anche quando ritieni di avere ragione: lo obblighi a scegliere tra te e la persona con cui deve passare cinque ore a settimana. Ed evita di scavalcarlo con messaggi o telefonate a sua insaputa: quando lo scopre, e lo scopre, non parlerà più di scuola.
Quando chiedere aiuto
Guarda se dalla materia il rifiuto si sta allargando alla scuola: se non vuole entrare nei giorni di quell’ora, se le assenze si concentrano lì e poi cominciano a estendersi ad altre giornate. Il riferimento utile è un mese di rifiuto scolastico, molto prima dei sei mesi di cui si parla di solito, perché prima si interviene meno il rifiuto si consolida.