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Dalla collana Genitori senza stress · dal libro 96 giorni per capire tuo figlio

Come creo in casa un clima in cui mio figlio si senta al sicuro?

Perché succede

Sentirsi al sicuro in casa non vuol dire stare bene sempre: vuol dire sapere in anticipo che cosa succede se dici una cosa scomoda. Nella mia pratica vedo ragazzi che in famiglia stanno benissimo finché tutto va bene, e che davanti al primo guaio calcolano il costo e decidono di non dirlo. Non è mancanza di fiducia in te come persona: è che hanno imparato che una certa notizia produce sempre la stessa scena. Un clima sicuro è fatto di due cose poco spettacolari, la prevedibilità di quello che accade in casa e la certezza di non essere ridicolizzati per quello che si pensa.

Cosa puoi fare

  1. Tieni una cornice stabile. Poche regole che valgono sempre e orari che si ripetono. Il caos in casa costringe a stare all’erta, e chi sta all’erta non si confida.
  2. Separa il comportamento dalla persona. «Questa cosa non va» è una correzione, «sei il solito» è una definizione, e le definizioni i ragazzi se le portano dietro e finiscono per assomigliarci.
  3. Fai in modo che l’affetto non dipenda dal risultato. Riconosci qualcosa anche nei giorni in cui non c’è niente da festeggiare, e soprattutto nel giorno in cui ha sbagliato: è lì che si misura se la cosa regge.
  4. Accogli le opinioni che ti sembrano sbagliate senza smontarle subito. Chiedi che cosa gliele fa pensare. Una casa in cui si può dire una cosa strana senza essere derisi è una casa in cui poi si dice anche una cosa seria.
  5. Ammetti quando sbagli, ad alta voce. «Ho esagerato, scusa» insegna più di dieci discorsi sul dialogo, perché mostra che qui l’errore non è una condanna.

Cosa evitare

Non affrontare le cose importanti quando siete stanchi, di corsa o già arrabbiati: il momento sbagliato rovina anche il discorso giusto. Ed evita di trasformare la casa in un luogo di verifica continua, dove ogni rientro comincia con un resoconto: il clima si costruisce nei momenti in cui non chiedi niente.

Quando chiedere aiuto

Il segnale a cui guardare non è il muso o la porta chiusa, ma il sorriso che non cambia mai. Un figlio che va d’accordo con tutti, che non chiede niente e che sta bene in ogni situazione può essere semplicemente tranquillo, oppure può essersi tolto dal gioco. Guarda se c’è almeno una relazione in cui dà e riceve davvero: pochi amici non è un problema, nessuno scambio reale lo diventa. La durata di riferimento è tre mesi.

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