Perché succede
Quando ti porta un problema, la soluzione ce l’hai quasi sempre, ed è probabilmente buona. Il punto è che tuo figlio non è venuto a comprarla: è venuto a vedere se il problema si può dire ad alta voce senza che qualcuno lo risolva al posto suo. Nella mia pratica vedo che la soluzione data subito chiude la conversazione con una sensazione di sollievo per il genitore e di esclusione per il figlio. E la volta dopo il problema non arriva più.
Cosa puoi fare
- Trattieni la risposta e rimandala a lui. «Aspetta, prima dimmi tu come la vedi.» Anche quando la tua risposta è pronta, e soprattutto quando è pronta.
- Punta a capire, non a risolvere. Fai le domande che servono a te per capire meglio, non quelle che lo portano dove hai già deciso.
- Se insiste, offrigli un confronto invece di un verdetto. «Fra le due strade che hai in testa, che differenza vedi?» Restano due sue strade.
- Non pretendere che ci arrivi in questa conversazione. Il tempo è un alleato: se il dialogo è stato vero, il discorso si riprende domani senza ricominciare da zero.
Cosa evitare
Non risolvere e poi chiedere se va bene: quella non è una scelta, è una ratifica. E non usare la sua indecisione come prova che senza di te non ce la fa, nemmeno per scherzo.
Quando chiedere aiuto
Un ragazzo che chiede consiglio sta bene. Quello che cambia il quadro è quando la richiesta si allarga a tutto: non decide più niente da solo, nemmeno le cose piccole, e comincia a dire di sé «io non sono capace di scegliere» come se fosse una caratteristica e non un momento. Se davanti a una decisione si blocca e poi evita anche situazioni che non c’entrano, vale la pena guardarlo insieme entro il trimestre.