Comunicazione ogni età Una regola
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Parla con tuo figlio

Come do una regola senza che suoni come un ordine?

Perché succede

La stessa cosa detta come comando attiva la difesa del proprio margine di scelta, detta come domanda attiva il ragionamento (Brehm, 1966). Nella mia pratica vedo genitori che hanno ragione al cento per cento e ottengono zero, e non perché la regola fosse sbagliata: perché la forma della frase chiedeva obbedienza, e a quell’età obbedire costa un pezzo di identità.

Cosa puoi fare

  1. Trasforma l’ordine in due opzioni, entrambe accettabili per te. Non «studi adesso», ma «preferisci studiare appena rientri o dopo una pausa?». Il limite resta tuo, la scelta dentro il limite è sua, e su una cosa che ha scelto lui non deve dimostrare niente.
  2. Declina al noi quando è vero. «Dovremmo rimettere a posto le scarpe» al posto di «non ti ho detto di metterle via?». Il plurale toglie il dislivello e fa passare la frase per proposta invece che per sentenza, e vale solo se la cosa riguarda davvero tutti e due.
  3. Ponila come tuo dubbio, non come sua mancanza. «Mi chiedo come faremo con gli orari questa settimana», «che cosa succederebbe se rientrassi più tardi del previsto». Gli stai chiedendo di aiutarti a capire, e quasi sempre i ragazzi accettano di aiutare, anche quando non lo danno a vedere.
  4. Descrivi la conseguenza, non la persona. Non «sei irresponsabile», ma «quando salti l’orario concordato diventa difficile allargarlo». Le etichette si trasformano in ruoli da interpretare, e chi ha ricevuto l’etichetta del ribelle poi la porta avanti per coerenza.
  5. Lascia a lui l’ultimo pezzo di decisione. «Entro le otto, poi come ti organizzi decidi tu.» Il vincolo è chiaro e il margine è reale: è la combinazione che riduce di più il muro contro muro.

Cosa evitare

Non offrire alternative finte, del tipo «vuoi farlo adesso o subito»: se ne accorge in un istante e da quel momento diffida anche delle scelte vere.

Quando chiedere aiuto

Se hai cambiato il modo di chiedere e per settimane non cambia nulla, guarda dove sta andando il resto. Il segnale che sposta il quadro dall’educativo al clinico è il ritiro: un mese di rifiuto di andare a scuola, oppure tre mesi in cui le uscite si riducono a poco a poco e il sonno slitta sulla notte. In quel caso il problema non è più come dai le regole, e non si risolve trovando la formula giusta.

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