Perché succede
Quasi sempre succede senza che tu te ne accorga, perché la domanda contiene già la risposta che speri. «Non pensi che sarebbe meglio se…» non è una domanda, è una richiesta di conferma, e tuo figlio la riconosce in mezzo secondo. A quel punto ha due strade: darti la risposta che vuoi, e allora non ha ragionato, o rifiutartela, e allora avete litigato. Nella mia pratica vedo che i ragazzi cresciuti così arrivano a pensare per campi contrapposti, giusto e sbagliato, noi e loro, e perdono la capacità di stare in una terza posizione.
Cosa puoi fare
- Rileggi la tua domanda prima di farla e togli l’indizio della risposta che vorresti. Se resta una domanda vera, falla; se non resta niente, quello che avevi era un’opinione.
- Chiedi come ci è arrivato, non se ha ragione. Il percorso è discutibile insieme, la conclusione no.
- Accogli per prima la risposta che non ti aspettavi. «Questa non me l’aspettavo, vai avanti» costa poco e cambia tutto il resto della conversazione.
- Quando il discorso scivola sul bianco e nero, chiedi chi altro potrebbe vederla in un terzo modo. Serve a rimettere in circolo le possibilità che una divisione in due cancella.
Cosa evitare
Non correggere la risposta appena arriva, neanche quando è chiaramente incompleta: la correzione immediata insegna che c’era una soluzione attesa. E non usare il silenzio come disapprovazione, che è il modo più efficace di comunicare un voto senza dirlo.
Quando chiedere aiuto
Il segnale da tenere d’occhio è quando la paura di sbagliare esce dalla conversazione ed entra nella sua vita. Dopo un errore in un’area comincia a evitarne altre che non c’entrano niente, e «ho sbagliato quella cosa» diventa «io sono fatto così» e resta anche davanti alle prove contrarie. Non c’è urgenza, ma non rimandare oltre il trimestre.