Comunicazione 14-18 anni Un gesto
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Dietro il silenzio

Come gli faccio dire che sta male invece di sparire in rete?

Perché succede

Perché sparire è più economico che spiegare. Dire «sto male» costa due volte: la prima per trovare le parole quando lui stesso non sa bene cos’ha, la seconda per reggere quello che succede dopo, le domande, la preoccupazione degli altri, il dover rassicurare. Nella mia pratica vedo che i ragazzi che si chiudono online non stanno rifiutando l’aiuto: stanno evitando il prezzo del chiederlo, e spesso sono convinti che nessuno capirebbe comunque.

Cosa puoi fare

  1. Tieni un canale aperto senza chiedere niente in cambio. Due minuti alla stessa ora, un pezzo di strada in macchina, una cosa detta e poi via. Poco, prevedibile e senza domande apre più di molto e a sorpresa: la domanda diretta è spesso ciò che fa chiudere la porta.
  2. Sposta la domanda da «come stai» a un fatto. «Com’è andata quella cosa di ieri» ha una risposta, «come stai» no, e quando uno non sta bene la seconda è una richiesta di sintesi che non sa fare.
  3. Accogli il «non è niente» senza smontarlo. Non serve dimostrargli che invece è qualcosa. Basta affiancargli una frase: «va bene, e io resto qui lo stesso». Lasciare la porta aperta vale più che aprirla a forza.
  4. Non farti rassicurare da lui. Se esci dalla stanza sollevato perché ti ha detto che va tutto bene, quella conversazione ha lavorato per te. Il compito di tranquillizzare il genitore è la trappola più frequente e la meno vista.

Cosa evitare

Non entrare dalla porta del controllo («ho visto quanto sei stato online ieri»): trasformi la preoccupazione in sorveglianza e la prossima volta si nasconderà meglio. Ed evita di raccontare ad altri quello che ti ha detto senza avvisarlo: è il modo più veloce per chiudere il canale per anni.

Quando chiedere aiuto

Il criterio qui è la reciprocità, non il numero di amici. Chiediti se esiste almeno una persona, dentro o fuori dalla rete, con cui dia e riceva qualcosa: qualcuno che lo cerca e che lui cerca. Se non c’è nessuno da tre mesi, e la solitudine ha smesso di essere una preferenza per diventare una cosa di cui si vergogna, quello è il momento di muoversi. Se è escluso o preso di mira, non aspettare i tre mesi.

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