Perché succede
L’interrogatorio non nasce dalle domande, nasce dal ritmo. Le domande che si chiudono con una parola sono comode per chi le fa, ma obbligano a farne subito un’altra per non lasciare il vuoto, e in tre minuti si è costruita una raffica. Nella mia pratica vedo che a quel punto non conta più il contenuto: conta che lui si è sentito sotto esame, e la volta dopo si difende in anticipo. Il tono fa il resto. Le stesse identiche parole, dette con la voce di chi verifica o con la voce di chi è incuriosito, sono due conversazioni diverse.
Cosa puoi fare
- Una domanda sola, poi ascolta. Se rispondi alla sua risposta invece di incalzare con la successiva, la raffica non parte. Il silenzio dopo la sua frase non è un buco da riempire.
- Scegli il posto e il momento. In macchina, mentre si cammina, mentre si fa qualcosa insieme: dove non siete uno di fronte all’altro si parla molto più facilmente che a tavola in un momento dedicato.
- Parti da una domanda facile e allarga. «Ti sei divertito?» apre la porta, «a che cosa avete giocato?» e «come avete deciso?» la tengono aperta. Segui il suo filo, non quello che avevi in mente tu.
- Ponila come un tuo dubbio. «Mi chiedo come abbiate fatto…», «c’è una cosa che non mi torna…»: gli stai chiedendo un aiuto a capire, non un rendiconto. E dove puoi usa il noi: «dovremmo…» invece di «devi…».
- Nomina quello che vedi e verificalo. «Mi sembra che questa cosa ti abbia fatto piacere.» Se hai indovinato prosegue lui, se hai sbagliato ti corregge: in tutti e due i casi avete parlato.
Cosa evitare
Non fare domande di cui conosci già la risposta che vuoi sentire: si riconoscono a un chilometro e insegnano a dire quello che ti fa contento. Ed evita ogni osservazione che lui non deve accorgersi che stai facendo: leggere di nascosto, provocare una reazione per studiarla, sondare gli amici. Se una cosa che fai non gliela racconteresti, non è ascolto.
Quando chiedere aiuto
Se anche cambiando ritmo e momento il campo resta chiuso, guarda che cosa evita. Il segnale non è l’imbarazzo, è la rinuncia: lascia perdere cose che vorrebbe fare per non essere visto, non parla in classe, salta gli inviti che prima accettava. La durata di riferimento è sei mesi, ma la soglia vera è funzionale e arriva molto prima.