Comunicazione ogni età Guardare meglio
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro 96 giorni per capire tuo figlio

Come faccio a farlo parlare senza sembrare un interrogatorio?

Perché succede

L’interrogatorio non nasce dalle domande, nasce dal ritmo. Le domande che si chiudono con una parola sono comode per chi le fa, ma obbligano a farne subito un’altra per non lasciare il vuoto, e in tre minuti si è costruita una raffica. Nella mia pratica vedo che a quel punto non conta più il contenuto: conta che lui si è sentito sotto esame, e la volta dopo si difende in anticipo. Il tono fa il resto. Le stesse identiche parole, dette con la voce di chi verifica o con la voce di chi è incuriosito, sono due conversazioni diverse.

Cosa puoi fare

  1. Una domanda sola, poi ascolta. Se rispondi alla sua risposta invece di incalzare con la successiva, la raffica non parte. Il silenzio dopo la sua frase non è un buco da riempire.
  2. Scegli il posto e il momento. In macchina, mentre si cammina, mentre si fa qualcosa insieme: dove non siete uno di fronte all’altro si parla molto più facilmente che a tavola in un momento dedicato.
  3. Parti da una domanda facile e allarga. «Ti sei divertito?» apre la porta, «a che cosa avete giocato?» e «come avete deciso?» la tengono aperta. Segui il suo filo, non quello che avevi in mente tu.
  4. Ponila come un tuo dubbio. «Mi chiedo come abbiate fatto…», «c’è una cosa che non mi torna…»: gli stai chiedendo un aiuto a capire, non un rendiconto. E dove puoi usa il noi: «dovremmo…» invece di «devi…».
  5. Nomina quello che vedi e verificalo. «Mi sembra che questa cosa ti abbia fatto piacere.» Se hai indovinato prosegue lui, se hai sbagliato ti corregge: in tutti e due i casi avete parlato.

Cosa evitare

Non fare domande di cui conosci già la risposta che vuoi sentire: si riconoscono a un chilometro e insegnano a dire quello che ti fa contento. Ed evita ogni osservazione che lui non deve accorgersi che stai facendo: leggere di nascosto, provocare una reazione per studiarla, sondare gli amici. Se una cosa che fai non gliela racconteresti, non è ascolto.

Quando chiedere aiuto

Se anche cambiando ritmo e momento il campo resta chiuso, guarda che cosa evita. Il segnale non è l’imbarazzo, è la rinuncia: lascia perdere cose che vorrebbe fare per non essere visto, non parla in classe, salta gli inviti che prima accettava. La durata di riferimento è sei mesi, ma la soglia vera è funzionale e arriva molto prima.

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