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Mio figlio crede di sapere tutto: come glielo faccio capire?

Perché succede

Chi ha appena scalfito la superficie di una materia non ha ancora gli strumenti per misurare quanto gli manca: gli sembra di aver visto tutto perché non sa che cosa c’è sotto. Internet amplifica la cosa, perché due articoli letti in mezz’ora danno la stessa sensazione di dieci anni di pratica. Nella mia pratica vedo che sotto la spavalderia c’è quasi sempre un’autostima da tenere in piedi, e che quanto più la certezza è rigida tanto più è fragile quello che protegge.

Cosa puoi fare

  1. Smetti di volerglielo far capire a parole. Non c’è discussione che vinci, e ogni volta che ci provi lo confermi nell’idea che tu sia l’ostacolo. Non sei il giudice, sei l’allenatore: il tuo lavoro non è correggere la sua valutazione, è portarlo dove la valutazione arriva da un’altra parte.
  2. Mettilo dove il giudizio non lo dai tu. Un concorso, il giornalino della scuola, una squadra, un blog letto da estranei, un gruppo dove qualcuno più bravo di lui c’è per davvero. Serve un ritorno chiaro, che non passi da te, e che lui non possa attribuire all’invidia.
  3. Cercagli un’occasione dove la misura la dà il lavoro. Un lavoretto d’estate, un volontariato, un impegno con orari e persone che contano su di lui. Lì la realtà risponde da sola, senza che nessuno debba dirgli niente, e la risposta arriva in fretta.
  4. Portalo dove si vede il livello vero, e andateci insieme. Una gara, un laboratorio, una conferenza, un dietro le quinte. Non per umiliarlo con il confronto: per fargli vedere quanta strada c’è, e che quella strada è interessante invece che minacciosa.

Cosa evitare

Non smontarlo in pubblico e non usare i suoi errori come prova a posteriori: in quel momento non impara niente, si limita a difendersi meglio la volta dopo. Ed evita di dirgli quanto sei stato bravo tu alla sua età, perché sposta la questione dalla sua competenza al vostro confronto.

Quando chiedere aiuto

La certezza smontata da sola non è un problema, il problema è quando cade male. Guarda se dopo una figuraccia o una bocciatura il discorso passa dall’episodio all’identità: «ho sbagliato» diventa «sono fatto così» e resta anche davanti a prove contrarie. Guarda soprattutto la generalizzazione: dopo un fallimento in un campo comincia a evitarne altri che non c’entrano niente. Non c’è urgenza, ma non rimandare oltre il trimestre.

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