Perché succede
Perché non sta scegliendo fra stare bene e stare male: sta scegliendo fra restare e ammettere che tutti quegli anni non contano più. Nella mia pratica vedo che il ragionamento è sempre lo stesso, «siamo amici da troppo tempo per buttare via tutto», e che il tempo già speso pesa più del disagio di adesso. Sotto c’è una seconda cosa, che raramente dice: se litiga con quella persona, teme di perdere anche il gruppo che le sta intorno, e restare solo gli sembra peggio di restare male.
Cosa puoi fare
- Sposta l’attenzione sul dopo. Non chiedergli se quell’amico è un buon amico, che è una domanda su cui si difenderà. Chiedigli come si sente quando torna a casa dopo aver passato del tempo con lui. È l’unico dato che non può discutere, perché è suo.
- Separa il ricordo dalla relazione di adesso. «Com’era in seconda media» e «com’è stato sabato» sono due persone diverse, e lui le tiene insieme. Chiedigli di raccontarti le due cose una dopo l’altra, senza commentarle tu: la distanza la vede da solo.
- Nomina la paura, invece di aspettare che la dica. «Immagino che l’idea di ritrovarti senza il gruppo ti spaventi.» Detta da te, senza giudizio, smette di essere una cosa di cui vergognarsi e diventa una cosa di cui si può parlare.
- Fai emergere la frase con cui si giustifica. «In fondo non è cattivo», «è solo che è insicuro», «a volte non si rende conto». Chiedigli di ripeterla, poi chiedi che cosa è successo l’ultima volta. Non serve che aggiunga altro: è l’accostamento a fare il lavoro.
Cosa evitare
Non dirgli che quell’amico non gli fa bene: lo sa, e sentirtelo dire lo costringe a difenderlo, quindi a legarsi di più. Ed evita di dargli un ultimatum o di proibirgli di frequentarlo, perché sposteresti il conflitto da lui e quell’amicizia a lui e te, e la prima cosa che perderesti sarebbe il racconto.
Quando chiedere aiuto
Il criterio non è quanti amici ha, è se c’è reciprocità. Uno solo va benissimo, se in quel rapporto dà e riceve. Se invece intorno a lui non c’è nessuna relazione in cui succeda, se dà sempre e riceve solo occasioni per sentirsi meno, e se il quadro resta lo stesso per tre mesi, non è una fase da aspettare. E se in quel gruppo c’è esclusione attiva o presa in giro sistematica, la soglia salta e si interviene subito, coinvolgendo anche la scuola.