Bias cognitivi 14-18 anni Una conversazione
Dalla collana Genitori senza stress

Mio figlio si tortura con 'avrei dovuto saperlo': come lo aiuto?

Perché succede

Quando una cosa è già finita male, la mente riordina il passato e lo fa sembrare ovvio. I segnali che allora erano deboli e confusi adesso appaiono lampanti. Tuo figlio non sta ricordando quello che sapeva quel giorno: sta guardando quel giorno con le informazioni di oggi, e si condanna per non aver visto una cosa che allora non era visibile. In adolescenza pesa il doppio, perché sta imparando adesso a decidere da solo, e un errore rischia di diventare una sentenza su di sé invece di un’informazione.

Cosa puoi fare

  1. Prima accoglilo, poi ragiona. «Capisco che stai male. Sono qui.» Nient’altro, per ora. Se parti dalla spiegazione, lui sente un rimprovero.
  2. Riportalo al giorno della decisione. «Torniamo a prima che finisse così. Che cosa ti aveva convinto? Che informazioni avevi in mano?» Sta ricostruendo, non giustificandosi.
  3. Separa il prevedere dall’ipotizzare. Allora poteva fare una stima con quello che aveva. Sapere con certezza non poteva. Dirlo ad alta voce sposta il discorso da «sono stupido» a «era incerto».
  4. Nomina quello che non dipendeva da lui. Qualcuno che ha cambiato idea, un fatto arrivato dopo, un’informazione che nessuno gli aveva dato. Non serve a scusarlo, serve a ridargli le proporzioni.
  5. Chiudi sul futuro, non sul passato. «Che cosa faresti diversamente? Quale segnale hai imparato a riconoscere?» È la domanda che gli rimette in mano qualcosa.

Cosa evitare

«Te l’avevo detto» e «lo sapevo che finiva così»: confermano parola per parola quello che si sta già dicendo da solo. Evita però anche il rovescio, «non è vero, sei intelligente»: sembra rassicurante e gli comunica che il suo dolore è fuori luogo.

Quando chiedere aiuto

Non è l’errore a preoccupare, è quanto ci resta dentro. Chiedi una consulenza a uno psicologo se, dopo tre o quattro settimane, torna ogni giorno sullo stesso episodio senza spostarsi di un millimetro; se ha smesso di prendere anche le decisioni piccole per paura di sbagliare ancora; o se la frase è passata da «ho sbagliato» a «sono sbagliato». Questo ultimo passaggio non aspetta le quattro settimane: è il momento di parlarne con un professionista subito.

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