Perché succede
Rinunciare fa stare meglio subito, ed è proprio questo il problema: il sollievo immediato è il modo più efficace per insegnare che quella cosa era davvero pericolosa. Così il perimetro si stringe di una cosa alla volta, e nessuna delle rinunce, presa da sola, sembra grave. Nella mia pratica vedo che i ragazzi scoprono quasi sempre che è andata meglio di come se l’erano immaginata, ma lo scoprono solo se ci vanno.
Cosa puoi fare
- Non aspettare che si senta pronto. Non arriva un giorno in cui la paura è passata e allora si parte. Si parte con la paura addosso, ed è normale che sia così.
- Scegli un passo piccolissimo. Non l’obiettivo intero: il primo pezzo. Non «vai alla festa», ma «passa a salutare e stai venti minuti».
- Fate una prova al riparo. L’esposizione davanti a te o a un familiare prima di quella davanti alla classe. Serve a portare in scena qualcosa di già fatto una volta.
- Dopo, confronta le due versioni. Come se l’era immaginata e com’è andata davvero. È il confronto che vale, e va fatto ogni volta, altrimenti la memoria tiene solo la versione temuta.
- Conta i tentativi. Anche quelli finiti male: sono la cosa che si ripete e su cui si costruisce. Il risultato dipende da troppe cose, il tentativo dipende solo da lui.
Cosa evitare
Non fargli fare il salto grande per dimostrargli che ce la fa: se va male hai confermato la paura con una prova ufficiale. Ed evita di dare per chiusa una rinuncia («tanto lui non ci va»), perché diventa una regola di famiglia e da lì è più difficile tornare indietro.
Quando chiedere aiuto
Guarda la direzione, non il singolo episodio. Se l’elenco delle cose che evita si allunga di mese in mese, se rinuncia a occasioni che gli interessano davvero e non solo a quelle che non gli importano, se comincia a non proporsi più nemmeno per le cose che gli riuscivano. Il criterio è quanto gli sta togliendo adesso, e arriva molto prima di qualsiasi conteggio di mesi.