Bias cognitivi 14-18 anni Una conversazione
Dalla collana Genitori senza stress

Come gli insegno a valutare i rischi prima di decidere?

Perché succede

Il problema non è che tuo figlio non sappia cosa può andare storto: è che nel momento della scelta il calcolo non parte, perché la parte del cervello che pesa le conseguenze lontane è ancora in costruzione mentre quella che cerca la ricompensa subito funziona già benissimo. Nella mia pratica vedo che i ragazzi imparano questo calcolo quando qualcuno lo fa con loro qualche volta, ad alta voce.

Cosa puoi fare

  1. Allenalo prima, su una decisione vera che sta arrivando. Non su un caso di scuola: la festa di sabato, il viaggio con gli amici. A freddo il ragionamento entra, nel mezzo della cosa non c’è più tempo.
  2. Fategli scrivere le due colonne, rischi e benefici. Sul serio, su un foglio. Vedere che la colonna dei benefici contiene «mi diverto di più» e nient’altro fa più lavoro di qualunque discorso.
  3. Aggiungi la domanda sul dopo. «Come pensi di stare domani mattina?» Il calcolo si inceppa perché tiene conto solo di stasera: spostare l’orologio di dodici ore è il gesto più semplice che lo cambia.
  4. Fagli guardare la scena dagli occhi di un altro. «Se fosse la tua amica a raccontarti che sta per fare questa cosa, tu cosa le diresti?» Su di sé il calcolo salta, su un altro funziona quasi sempre, e la differenza fra le due risposte è la lezione vera.
  5. Fai vedere come decidi tu, dicendolo ad alta voce. Quando devi scegliere qualcosa di importante, racconta i passaggi: che cosa ti preoccupa, che cosa hai controllato, che cosa hai deciso di rischiare lo stesso.

Cosa evitare

Non usare l’esercizio per arrivare alla risposta che avevi già in tasca: se le due colonne servono a farlo capitolare, la volta dopo non le compila più.

Quando chiedere aiuto

Il segnale non è la decisione sbagliata, che a quell’età è nel conto. È quello che succede dopo: se da «ho fatto una cavolata» passa a «sono uno che le fa sempre» e ci resta anche davanti alle prove contrarie, e se dopo un errore comincia a tirarsi indietro anche in cose che non c’entrano. Se dura più di uno o due mesi e si allarga, non aspettare la fine del trimestre.

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