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Dalla collana Genitori senza stress

Mio figlio sembra sempre perfetto: dovrei preoccuparmi?

Perché succede

Un figlio che va bene a scuola, non alza mai la voce, aiuta in casa e non crea problemi è quasi sempre solo un figlio che sta bene. A volte però è un figlio che ha capito presto qual è la versione di sé che ottiene approvazione, e la produce. Nella mia pratica vedo che la differenza non si legge nei risultati, che sono identici. Si legge nel costo: chi sta bene non si stanca di essere come è, chi recita crolla appena chiude la porta della sua stanza.

Cosa puoi fare

  1. Guarda dove scarica, e non toccarlo. La musica, il disegno, un quaderno, una persona a cui dice le cose. Se un posto così esiste, è la sua valvola: non entrarci e non commentarlo. Se non esiste, quella è l’informazione che cercavi.
  2. Smetti di premiare solo la performance. Fagli un complimento su qualcosa che non produce risultati: come ha trattato una persona, una cosa che ha notato, il modo in cui ti ha raccontato una storia. Chi riceve stima solo per i voti impara che è il voto a essere amato.
  3. Fagli una domanda a cui non c’è risposta giusta. «E tu cosa avresti voluto fare?» Poi reggi il silenzio senza suggerire niente. Il silenzio è la parte che serve, perché è lì che smette di cercare la risposta che ti aspetti.
  4. Digli che può deluderti, e poi verificalo. Non basta dirlo. Alla prima occasione accetta un suo no senza fare la faccia, senza chiedere spiegazioni e senza tornarci sopra il giorno dopo. È l’unica prova che accetta.

Cosa evitare

Non dirgli quanto sei fortunato ad avere un figlio così: è un complimento che diventa un contratto, e da quel momento ogni cedimento gli sembra un tradimento.

Quando chiedere aiuto

La facciata regge finché ha energia. Quello che devi guardare sotto è la perdita di piacere: se smette di interessargli anche ciò che prima gli piaceva, e continua a fare tutto per dovere. Guarda come parla di sé quando è stanco: «che disastro oggi» è reattivo e passa, «non valgo niente» è stabile e resta. Il riferimento sono due settimane continuative, quasi tutti i giorni, insieme a cambiamenti di sonno o appetito. Nei ragazzi si presenta spesso come irritabilità improvvisa in un ragazzo che non si arrabbia mai.

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