Perché succede
Entrare in un gruppo nuovo, per un adolescente, non è cambiare compagnia: è cambiare risposta alla domanda «chi sono io». E ogni gruppo si tiene insieme anche per differenza da qualcuno, quindi il prezzo d’ingresso è quasi sempre prendere le distanze da chi stava prima. Nella mia pratica vedo che il disprezzo per i vecchi amici non è cattiveria e non è nemmeno sincero: è la prova che sta dando al gruppo nuovo di essere davvero dei loro.
Cosa puoi fare
- Non attaccare gli amici nuovi. Nel momento in cui li critichi, difenderli diventa un modo per difendere se stesso, e ti sposti automaticamente dalla parte da cui si sta allontanando. Puoi non apprezzarli e tenertelo, per adesso.
- Chiedi che cosa ci trova. «Cosa ti piace di loro?», «come ti senti quando sei con loro?». Sono domande vere, non retoriche, e la risposta ti dice di che cosa aveva bisogno: sentirsi sicuro, sentirsi visto, sentirsi qualcuno.
- Fatteli venire in casa. Proponi una pizza, una serata film, un passaggio in macchina a tutti. Un pomeriggio a osservarli mentre stanno insieme vale più di un mese di ipotesi, e ti fa capire chi decide le regole del gruppo.
- Non chiudere la porta al vecchio amico, ma non imporlo. Continua a nominarlo con naturalezza, invitalo quando capita, senza fargliene una colpa. Quel legame gli servirà quando il gruppo nuovo stringerà troppo, e a quel punto deve trovarlo ancora aperto.
- Reggi la distanza senza inseguirlo. Allontanarsi dalla famiglia in questa fase è previsto. Ciò che deve restare stabile sei tu: stessa disponibilità, stessi orari a tavola, stesse cose che ci sono sempre state.
Cosa evitare
Non fare paragoni con il gruppo di prima («quello sì che era un ragazzo per bene»): ottieni solo che il confronto diventi una gara che deve vincere lui.
Quando chiedere aiuto
Il criterio non è quali amici ha ma la reciprocità: dentro quel gruppo dà e riceve, o si adegua e basta? Guarda se ha ancora una sola relazione in cui può dire una cosa impopolare senza pagarla. Come riferimento tre mesi, e il momento in cui l’appartenenza smette di essere una scelta e diventa una condizione da difendere ogni giorno con la paura di perderla.