Vita digitale 14-18 anni Una conversazione
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Dietro il silenzio

Mio figlio gioca a giochi per bambini per non sentirsi solo

Perché succede

Tornare a un gioco di quando aveva dodici anni non è un passo indietro nella crescita, è il modo più economico che ha trovato per rimettere piede in un posto dove sa come si sta. Nella mia pratica vedo che il problema non è mai il gioco: è che intorno al gioco si è svuotato tutto il resto, e quasi sempre la vergogna di giocarci pesa più della solitudine che il gioco copre.

Cosa puoi fare

  1. Lascia stare il gioco. Non toglierlo, non contingentarlo, non usarlo come merce di scambio per farlo uscire. È l’ultimo terreno dove si sente capace, e portarglielo via sposta il conflitto su di te invece che sul problema.
  2. Chiedi i nomi. «Con chi giochi lì dentro?», «chi ti fa ridere?». Le persone concrete ti dicono molto di più di qualunque domanda sulle ore passate davanti allo schermo.
  3. Nomina la scadenza immaginaria e toglile autorità. A diciassette anni sembra che esista un calendario ufficiale (a quest’ora dovrei avere il gruppo, la ragazza, il primo bacio). Dillo ad alta voce: quel calendario non esiste da nessuna parte tranne che nella sua testa, ed è la cosa che gli fa più male.
  4. Punta su una cosa che si ripeta. Un’attività sola, sempre lo stesso giorno, dove ritrova le stesse facce, vale più di dieci occasioni diverse: i legami nascono dalla ripetizione, non dal numero.
  5. Se lì dentro parla soprattutto con ragazzini più piccoli, guardalo come contesto e non come colpa. Sta cercando conversazioni a bassa richiesta. Aprilo come argomento senza accusarlo. C’è però un punto in cui non basta osservare: se lo scambio si sposta su cose private, foto o incontri, serve un adulto che intervenga, e quell’adulto sei tu.

Cosa evitare

Non ironizzare su cosa gioca e con chi: la presa in giro di un genitore, su un ragazzo che si vergogna già da solo, chiude la porta per mesi.

Quando chiedere aiuto

Qui il criterio non è quanto gioca ma la reciprocità: un solo amico in quattro anni non è di per sé un allarme, non avere nessuna relazione in cui dia e riceva lo diventa. Come riferimento circa tre mesi, e soprattutto il momento in cui lo stare per conto suo smette di essere una preferenza e diventa una sconfitta di cui parla con vergogna.

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Dietro il silenzio

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