Perché succede
A un certo punto ha smesso di fidarsi di quello che pensa e ha delegato: prima di farsi un’idea deve sapere che cosa ne pensano gli altri, e li cerca dove le opinioni sono infinite e sembrano tutte più informate della sua. Nella mia pratica sento raccontare questo passaggio con parole precise: «non sono intelligente come quelli che scrivono lì dentro».
Cosa puoi fare
- Chiedi i nomi. «Chi l’ha detto? Si firma? Che lavoro fa?» Un’opinione che arriva da «uno che ha scritto» perde metà del peso appena diventa una persona precisa, con la sua storia e i suoi motivi.
- Non contestare l’opinione importata, mettine un’altra accanto. Se la smonti la difende, perché difendendola difende se stesso. «Può essere come dici. Io ho visto anche questo» lascia due possibilità sul tavolo, e con due possibilità tocca di nuovo a lui scegliere.
- Di’ la tua una volta sola, poi taci. Una frase, poi silenzio, senza aggiungere il secondo argomento. Ripetere trasforma la tua idea in una posizione da contestare invece che in una cosa da considerare.
- Nomina la scala a cui si sta misurando. Gli «esperti di internet» non sono un gruppo che esiste: sono persone senza volto, che non hanno mai dovuto rispondere di quello che scrivono. Detto ad alta voce, quel tribunale perde autorità.
- Sposta la domanda da «chi ha ragione» a «che cosa ti è successo mentre leggevi». È l’unico spostamento che lo riporta a essere uno che prova qualcosa, invece di un arbitro che deve stabilire chi vince.
Cosa evitare
Non deriderlo per la fonte, nemmeno con una battuta: la vergogna di aver dato retta a qualcuno lo rende più difeso, non più libero.
Quando chiedere aiuto
Guarda meno le idee e più come parla di sé. Se il dubbio ha smesso di riguardare le opinioni e riguarda lui («non sono intelligente», «non ho niente da dire»), se è diventato un modo fisso di descriversi e non una reazione alla giornata, e se insieme è sparito il piacere per cose che gli piacevano, siamo su un altro terreno. Due settimane quasi tutti i giorni, spesso con irritabilità più che tristezza, sono il momento di chiedere una valutazione.