Emozioni 14-18 anni Una conversazione
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Dietro il silenzio

Mio figlio si sente in colpa per tutto, anche per esistere

Perché succede

Questa non è la colpa che si sente dopo aver fatto qualcosa: è una colpa senza oggetto, che si attacca al riposo, al cibo, al dormire, al risveglio. Dentro c’è una richiesta che non si può soddisfare, perché non riguarda un risultato ma il diritto a occupare spazio: qualsiasi cosa faccia, non è abbastanza per zittirla. Spesso convive con genitori attenti e affettuosi, e questo la rende più difficile da vedere, perché non c’è niente da correggere in casa e lui vi ringrazia mentre sta male.

Cosa puoi fare

  1. Prendila per quello che è. Non è una fase, non è pigrizia mascherata, non è una richiesta di attenzioni. Riconoscerlo dentro di te cambia il modo in cui gli parli, prima ancora delle parole.
  2. Nomina quello che senti dire, senza correggerlo. «Ti ho sentito dire che ti senti in colpa anche per mangiare. Da quanto tempo?» Non discutere se sia sensato: raccogli da quanto dura.
  3. Toglilo dal ruolo di chi ti deve rassicurare. Se ti vede in colpa a tua volta, lui si aggiunge il peso di aver deluso anche te. Il tuo dispiacere va gestito altrove, non davanti a lui.
  4. Riconosci lo sforzo e non il risultato. Non «sei bravissimo», ma «vedo che ci stai provando ogni giorno». È l’unica forma di riconoscimento che quella voce non riesce a smontare subito.
  5. Diglielo che chiedi aiuto, e perché. Questa è una scheda in cui la mossa principale è il passaggio a un professionista, e va fatta con lui, non alle sue spalle: «non voglio che tu porti questa cosa da solo, e non basto io».

Cosa evitare

«Ma perché? Non hai motivo di sentirti in colpa»: chiede a lui una spiegazione che non ha, e aggiunge il fallimento di non saperla dare. Evita anche di alleggerirgli i compiti per farlo stare meglio: gli conferma che il riposo va guadagnato.

Quando chiedere aiuto

Qui la soglia è bassa e va detta senza giri di parole. Fissa un appuntamento con uno psicoterapeuta entro pochi giorni se la colpa non ha un oggetto, cioè se riguarda il mangiare, il dormire, lo stare fermo, e va avanti da settimane. Nella stessa giornata, non fra qualche giorno, se compaiono frasi come «mi sento un esperimento fallito», «non so se ho il diritto di esserci», o qualunque accenno al non valere la pena di vivere: in quel caso chiama il tuo medico o il numero di emergenza. Se la colpa si è attaccata al cibo, il primo contatto è il pediatra o il medico di base, perché va valutato anche il piano fisico.

PDF

Scarica la scheda in PDF

Una pagina, da stampare.

Scarica il PDF ↓
Il libro

Dietro il silenzio

Quello che tuo figlio non ti dice

Il libro su Amazon

Altre schede su emozioni

Tutte le schede Tutte le schede su emozioni