Osservazione 14-18 anni Guardare meglio
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Dietro il silenzio

Mio figlio sorride sempre e io lo sento solo

Perché succede

Il sorriso non è sempre un segnale di come sta: molto spesso è il modo in cui si presenta al mondo, un biglietto da visita che apre le porte e insieme le tiene chiuse. Chi saluta tutti, chiacchiera con tutti e torna a casa senza aver detto niente di sé a nessuno, sta lavorando molto per non essere visto. E nella mia pratica vedo che quel sorriso, quasi sempre, serve anche a te: a non farti preoccupare.

Cosa puoi fare

  1. Dì una frase sola, poi stai zitto. «Mi sembra che in mezzo a tanta gente tu stia un po’ solo.» Non aggiungere niente. Il silenzio che segue è lo spazio in cui può entrare, e se lo riempi tu lui non entra più.
  2. Non chiedere conferme del sorriso. «Stai bene, vero?» contiene già la risposta che vuoi sentire, e lui te la darà. Se vuoi sapere davvero, fai una domanda che non abbia una risposta preferita.
  3. Affianca un’altra possibilità, non sostituire la sua. Se dice che sta bene, non contraddirlo: «può essere. E può anche essere che certe giornate siano più pesanti di come sembrano. Se capita, io ci sono.» Due cose che possono stare insieme, invece di una da smentire.
  4. Togligli il compito di rassicurarti. Se ti vede in ansia ogni volta che apre bocca, imparerà a non aprirla. Fagli vedere che regge anche una risposta scomoda: «puoi dirmi anche che è una schifezza, non mi rompo».

Cosa evitare

Non smontare il sorriso davanti a lui («tanto so che fingi»): gli togli l’unica cosa con cui sta in piedi e non gli dai niente al posto. Ed evita di chiedere agli altri come sta, perché quando lo scopre chiude anche la porta che era rimasta socchiusa.

Quando chiedere aiuto

Qui il segnale non è la tristezza, che dietro il sorriso non si vede, ma la perdita di piacere: smette di interessargli anche ciò che prima gli piaceva. Guarda se il modo in cui parla di sé è diventato stabile («sono fatto male») invece che reattivo («che giornata oggi»), e se dura da due settimane quasi tutti i giorni, spesso in forma di irritabilità più che di pianto.

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Dietro il silenzio

Quello che tuo figlio non ti dice

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