Perché succede
Alla sua età la differenza fra un conoscente e un amico non è ancora chiara, e capita di scoprirla nel modo peggiore: si crede di avere fatto amicizia e poi si scopre di essere, per l’altro, uno dei tanti. È l’esperienza che tuo figlio sta facendo, ed è dolorosa perché sembra una bocciatura personale. In sé non è un problema, perché i legami veri sono pochi per tutti e si costruiscono nel tempo. Diventa un problema quando è lui a sentirlo come un vuoto.
Cosa puoi fare
- Prima di rispondere, distingui la tua preoccupazione dalla sua. Chiedigli se gli pesa. Se dice di no, la conversazione può finire qui.
- Contate insieme, in concreto. «Se stessi male alle undici di sera, a chi scriveresti?» Una domanda così dice più di mezz’ora di ragionamenti sull’amicizia.
- Spiega la differenza, una volta. Un conoscente è chi frequenti, un amico è chi ti cerca anche quando non serve niente. Averne uno o due è normale, non è poco.
- Non aumentare le occasioni per rimediare. Iscriverlo a tutto e riempirgli il calendario alza il numero dei conoscenti, che è la parte che già ha.
- Punta su ciò che si ripete. Un’attività settimanale con le stesse persone vale più di cinque eventi diversi: i legami crescono sulla frequenza, non sulla quantità di occasioni.
Cosa evitare
«Meglio pochi ma buoni» detto per chiudere il discorso: è vero e non serve, perché lui sente di non avere nemmeno quei pochi. Evita anche di organizzargli tu gli incontri, cosa che a quell’età lo espone invece di aiutarlo.
Quando chiedere aiuto
La soglia qui è il numero zero, non il numero basso. Chiedi una consulenza a uno psicologo se in un anno scolastico intero non c’è nessuno, nemmeno un compagno con cui torna a casa; se ha smesso di provare a farsi conoscere dopo essere stato escluso una volta; oppure se la mancanza di amici va insieme a un ritiro nella stanza e a un calo in tutto il resto. Un ragazzo con pochi amici non ha bisogno di uno psicologo, un ragazzo che ha smesso di cercarli sì.