Perché succede
Perché per lui essere il migliore non è un’ambizione, è la condizione per sentirsi legittimato a fare quella cosa. Se non sei il più bravo, che ci stai a fare. Nella mia pratica vedo che questa regola non nasce dalla competizione sportiva ma dal confronto continuo: quando il metro è il mondo intero, l’unico posto che vale è il primo, e siccome quel posto è irraggiungibile, l’unica alternativa che resta è ritirarsi dal campo.
Cosa puoi fare
- Accogli la frase e affiancale un’altra cosa. «Non sarò mai il migliore» è vero. Non sostituirla, mettile accanto un’altra frase vera: «e ti piace farlo». Le due possono stare insieme, ed è esattamente questo che deve imparare.
- Rimetti l’episodio alla sua misura. «Quella gara è andata peggio di come volevi» non è «sei uno che non ce la fa». Il salto dal singolo episodio a chi si è è il punto in cui si perde davvero.
- Sposta la domanda. Da «quanto valgo rispetto a lui» a «com’è andata a te mentre lo facevi». La prima è un giudizio che non finisce mai, la seconda è un fatto che finisce e su cui si può dire qualcosa.
- Di’ una frase sola e poi taci. Non aggiungere l’incoraggiamento: detto subito dopo suona come una richiesta di riprendersi, e gliene aggiunge una in più.
Cosa evitare
Non dirgli che l’importante è partecipare: nella sua esperienza è una consolazione da secondi, e conferma che il primo posto è l’unica cosa che conta davvero. Ed evita di raccontargli i tuoi successi come modello: gli aggiungi un metro proprio mentre il problema è che ne ha troppi.
Quando chiedere aiuto
Guarda l’evitamento, non la delusione. La delusione dura qualche giorno, l’evitamento si allarga: rinuncia a cose che vorrebbe fare solo per non essere visto mentre non gli riescono, non si iscrive, non suona se c’è qualcuno in casa, non parla in classe. Quando comincia a rinunciare per non essere guardato, non aspettare i mesi: la soglia è funzionale e arriva prima di qualunque calendario.