Emozioni ogni età Una conversazione
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Dietro il silenzio

Come gli parlo di relazioni senza farlo sentire sbagliato?

Perché succede

Su questo tema qualunque domanda diretta arriva come una verifica, perché lui la sta già facendo a se stesso tutti i giorni. «Non hai qualcuno?» detto con la massima delicatezza si traduce comunque in «anche tu ti sei accorto che manca». Nella mia pratica vedo che il problema non è quasi mai il contenuto di ciò che dici, è la posizione da cui lo dici: se ti mette nella parte di chi controlla se la casella è stata riempita, la conversazione è finita prima di cominciare.

Cosa puoi fare

  1. Scegli un canale laterale. In macchina, mentre cucinate, camminando. Senza guardarsi in faccia il costo scende, e su questo argomento il faccia a faccia è già di per sé un esame.
  2. Parla della cosa, non di lui. «Ho letto che moltissimi ragazzi si sentono in ritardo su questo» apre una porta e lascia a lui decidere se entrarci. «Tu perché non esci con nessuno» la chiude e ce lo lascia fuori.
  3. Non chiedere aggiornamenti. Un «novità?» ogni tanto, anche affettuoso, trasforma la sua vita affettiva in un rendiconto che ti deve, e da quel momento tacere diventa l’unico modo di non deluderti.
  4. Se ti racconta qualcosa, la prima volta non dare consigli. La prima confidenza serve a testare che cosa succede quando parla. Se in cambio riceve un manuale su come comportarsi, una seconda volta non ci sarà.
  5. Fagli vedere che tu stai bene comunque. Se percepisce che la tua tranquillità dipende dal fatto che lui trovi qualcuno, alla sua solitudine si aggiunge la tua delusione, ed è il peso che lo blocca di più.

Cosa evitare

Non fare previsioni ottimistiche: «vedrai che arriverà» non ha prove e lui lo sa, e chiude il discorso. Ed evita di organizzargli occasioni mascherate da cene di famiglia o gite fra conoscenti: quando lo capisce, e lo capisce, la casa smette di essere il posto dove si può stare senza essere sistemati.

Quando chiedere aiuto

Il criterio non è se ha o non ha una relazione, ma la reciprocità in generale. Guarda se esiste almeno un legame, di qualunque tipo, in cui dà e riceve. Il segnale che sposta il quadro è quando la rinuncia si allarga: non solo niente storie, ma anche meno amici, meno uscite, meno iniziativa verso chiunque, per circa tre mesi. E quando la solitudine smette di essere raccontata come una preferenza e diventa una sconfitta di cui si vergogna, è il momento di farsi aiutare.

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