Perché succede
«Non sono abbastanza» non è un giudizio sul momento, è la spiegazione che si è dato per tenere insieme quello che gli succede. Nella mia pratica vedo che è per questo che i complimenti non funzionano: non stanno rispondendo alla stessa domanda. Lui non ti sta chiedendo se vale, ha già deciso perché le cose vanno così, e ogni elogio che arriva viene archiviato come cortesia di un genitore. L’autostima non si alza dicendogli quanto vale: si alza rimettendo in discussione la spiegazione.
Cosa puoi fare
- Non contraddire la sua conclusione, affiancala. «Può darsi che a quella persona tu non sia simpatico. E può darsi anche che quella persona non scriva mai per prima a nessuno.» Due possibilità aperte, senza sostituire la sua.
- Ricostruisci i tentativi, non i risultati. Quasi sempre c’è un anno di prove che nessuno ha contato. Contale ad alta voce, una per una: cambia la storia che si sta raccontando.
- Restituisci l’episodio alla sua misura. «È finita quell’amicizia» al posto di «non riesci a tenerti le amicizie». La differenza fra un fatto e una diagnosi la fai tu con le parole che usi.
- Sta sul prossimo passo piccolo e concreto, mai sul piano generale di ripresa. Un messaggio a una persona vale più di un discorso sul suo valore.
Cosa evitare
Non rispondere a una svalutazione con l’elenco delle sue qualità, perché suona come una trattativa e lui sa già che sei di parte. Ed evita i confronti con altri ragazzi, anche quando sono a suo favore: gli confermano che esiste una classifica e che qualcuno lo sta misurando.
Quando chiedere aiuto
Il campanello non è la frase, è quanto resta uguale. Se il modo di parlare di sé diventa stabile invece che reattivo, cioè «sono un fallito» al posto di «che disastro oggi», e dura due settimane quasi tutti i giorni e per gran parte della giornata, il quadro è cambiato. Il segnale più affidabile non è la tristezza ma la perdita di piacere: smette di interessargli anche ciò che prima gli piaceva. Nei ragazzi si presenta spesso come irritabilità. Guarda anche sonno, appetito e abbandono delle attività.