Emozioni 14-18 anni Una conversazione
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Dietro il silenzio

Come rafforzo la sua autostima quando si sente non abbastanza?

Perché succede

«Non sono abbastanza» non è un giudizio sul momento, è la spiegazione che si è dato per tenere insieme quello che gli succede. Nella mia pratica vedo che è per questo che i complimenti non funzionano: non stanno rispondendo alla stessa domanda. Lui non ti sta chiedendo se vale, ha già deciso perché le cose vanno così, e ogni elogio che arriva viene archiviato come cortesia di un genitore. L’autostima non si alza dicendogli quanto vale: si alza rimettendo in discussione la spiegazione.

Cosa puoi fare

  1. Non contraddire la sua conclusione, affiancala. «Può darsi che a quella persona tu non sia simpatico. E può darsi anche che quella persona non scriva mai per prima a nessuno.» Due possibilità aperte, senza sostituire la sua.
  2. Ricostruisci i tentativi, non i risultati. Quasi sempre c’è un anno di prove che nessuno ha contato. Contale ad alta voce, una per una: cambia la storia che si sta raccontando.
  3. Restituisci l’episodio alla sua misura. «È finita quell’amicizia» al posto di «non riesci a tenerti le amicizie». La differenza fra un fatto e una diagnosi la fai tu con le parole che usi.
  4. Sta sul prossimo passo piccolo e concreto, mai sul piano generale di ripresa. Un messaggio a una persona vale più di un discorso sul suo valore.

Cosa evitare

Non rispondere a una svalutazione con l’elenco delle sue qualità, perché suona come una trattativa e lui sa già che sei di parte. Ed evita i confronti con altri ragazzi, anche quando sono a suo favore: gli confermano che esiste una classifica e che qualcuno lo sta misurando.

Quando chiedere aiuto

Il campanello non è la frase, è quanto resta uguale. Se il modo di parlare di sé diventa stabile invece che reattivo, cioè «sono un fallito» al posto di «che disastro oggi», e dura due settimane quasi tutti i giorni e per gran parte della giornata, il quadro è cambiato. Il segnale più affidabile non è la tristezza ma la perdita di piacere: smette di interessargli anche ciò che prima gli piaceva. Nei ragazzi si presenta spesso come irritabilità. Guarda anche sonno, appetito e abbandono delle attività.

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