Perché succede
La solitudine di un figlio è quasi sempre silenziosa, e non per caso: raccontarla vuol dire ammettere di non essere stato scelto, e a nessuno viene facile. Così viene coperta, e spesso viene coperta bene, con un «tutto bene» detto in fretta, con l’ironia, con l’aria di chi ha scelto di stare per conto suo. Per questo non la scopri chiedendo se si sente solo: la vedi solo se guardi altrove, cioè ai fatti e non allo stato d’animo dichiarato.
Cosa puoi fare
- Guarda i cambiamenti, non il carattere. Un ragazzo sempre riservato che resta riservato non dice niente. Un ragazzo che negli ultimi due mesi esce meno, nomina meno persone, non aspetta più il fine settimana, dice molto.
- Conta le persone, non gli umori. Nel corso di una settimana: quanti nomi diversi fa, quante volte esce con qualcuno, chi lo cerca senza che sia lui a scrivere per primo.
- Osserva i passaggi, non le cene. Il rientro da scuola, la domenica sera, i primi minuti dopo essere uscito dalla stanza. È lì che la faccia non è ancora composta.
- Fai domande di fatto, non di sentimento. «Con chi hai mangiato oggi?» ottiene una risposta. «Ti senti solo?» ottiene un no.
- Insospettisciti se la superficie è troppo liscia. Un «tutto bene» identico per settimane, sempre con lo stesso tono, è un’informazione, non una rassicurazione.
Cosa evitare
Non mettere insieme i pezzi davanti a lui come un’accusa («ho notato che non esci più»): diventa una cosa da difendere. Ed evita di chiedere ai suoi amici o di leggere le sue chat: quando lo scopre, chiude quello che ti restava aperto.
Quando chiedere aiuto
Questa scheda serve a osservare, non a intervenire, quindi la soglia riguarda il momento in cui l’osservazione basta. Porta i tuoi appunti a uno psicologo, anche senza tuo figlio in un primo colloquio, se in un mese hai contato quasi solo giorni senza nessuno; se ai cambiamenti sociali si sono aggiunti sonno, appetito o rendimento; o se sospetti che la solitudine sia diventata la spiegazione di tutto il resto. Un colloquio del genitore da solo è un passaggio legittimo e spesso è il modo meno invasivo di cominciare.