Perché succede
Chi si sente sotto pressione di solito non ha davanti una richiesta esplicita di nessuno. Ha una misura interna che si alza da sola: appena raggiunge il risultato, quel risultato smette di contare e diventa il minimo. Nella mia pratica vedo che a quel punto ogni riposo va giustificato, e riposare senza aver prodotto abbastanza diventa una colpa. Ed è per questo che rassicurarlo non funziona: la rassicurazione arriva da fuori, mentre l’asticella è dentro e si sposta ogni volta.
Cosa puoi fare
- Concordate in anticipo dove basta il sufficiente. Una materia, un compito, una partita in cui è dichiarato prima che non serve fare bene, serve solo farlo. Non stai spiegando l’imperfezione, gliela stai rendendo praticabile una volta, che è l’unico modo in cui si impara.
- Interrompi tu la rincorsa, invece di aspettare che si fermi lui. «Per stasera basta così.» Chi non riesce a darsi il permesso lo può ricevere solo da fuori, e detto da te non è una concessione, è un limite.
- Non contraddire la previsione catastrofica: affiancala. Se dice che andrà malissimo, «può darsi, e può anche darsi che vada in un altro modo» tiene aperte due possibilità. Contestarla di netto la raddoppia, perché lo obbliga a difenderla.
- Guarda che cosa circola in casa senza che ve ne accorgiate. Se le notizie che si raccontano a tavola sono voti, risultati e confronti, una parte dell’asticella non è dentro di lui. Cambiare l’argomento delle cene vale più di dieci discorsi sul non doversi giudicare.
Cosa evitare
Non rispondere con complimenti a raffica: a un’asticella interna i complimenti servono da nuova base di partenza, e il giorno dopo il minimo è più alto. Ed evita gli esempi degli altri, anche in positivo, anche il cugino che se la prende comoda: diventa un altro metro su cui misurarsi.
Quando chiedere aiuto
La soglia è il punto in cui la pressione smette di essere un modo di fare e diventa un giudizio su di sé. Ascolta come parla: «ho fatto male questa cosa» è reattivo e passa, «sono un fallito» è stabile e non passa. Guarda insieme la perdita di piacere, cioè se ha smesso di interessargli anche ciò che prima gli piaceva, per due settimane quasi tutti i giorni, e se sono cambiati sonno e appetito. Nei ragazzi tutto questo si presenta più spesso come irritabilità che come tristezza.