Perché succede
Perché l’accettazione non è un traguardo che si taglia una volta, è una linea che sale e scende. Ci sono giorni in cui una ragazza sta bene con la propria faccia e giorni in cui la stessa faccia le sembra insopportabile, senza che nel frattempo sia successo niente. Nella mia pratica vedo che i genitori si allarmano per i giorni storti e festeggiano quelli buoni, e senza volerlo insegnano che il giorno storto è un peggioramento invece che una parte normale del percorso.
Cosa puoi fare
- Non contraddire la previsione della giornata, affiancala. «Oggi non ti piaci. Può darsi che stasera sia già diverso.» Senza cancellare la prima frase, che per lei in questo momento è vera.
- Restituisci la giornata alla sua misura. È un giorno, non una persona. Le parole che usi tu diventano le categorie con cui si racconta.
- Sta sul passo piccolo. Una cosa sola da fare oggi, concreta e breve, invece di un ragionamento sull’accettazione di sé. Il ragionamento arriva dopo, se arriva.
- Tieni una presenza breve e quotidiana che non dipende dall’umore del giorno. La stessa cosa, alla stessa ora, anche quando è chiusa in camera e non ti risponde.
Cosa evitare
Non chiederle perché oggi non si piace: la obbliga a costruire una motivazione, e una volta costruita quella motivazione diventa più solida di prima. Ed evita di festeggiare i giorni buoni, perché li trasforma in un risultato da confermare e rende i giorni storti un fallimento.
Quando chiedere aiuto
I giorni storti fanno parte del quadro. Il campanello è quando smettono di alternarsi. Se per due settimane, quasi tutti i giorni e per gran parte della giornata, il modo di parlare di sé resta uguale invece di oscillare, e insieme smette di interessarle anche ciò che prima le piaceva, non è più un giorno storto. In adolescenza si presenta spesso come irritabilità e non come pianto. Guarda anche il sonno, l’appetito, il ritiro dalle amiche e l’abbandono delle attività.