Perché succede
Perché in quel momento il gruppo non è una compagnia, è una prova d’esame. Nella mia pratica vedo che i ragazzi che cedono di più non sono i più deboli, sono quelli che si sono convinti che il posto vada guadagnato: se sto lì è perché ho pagato abbastanza. E una volta entrati in questa contabilità il prezzo sale sempre, perché ogni cosa fatta per restare è anche la prova che senza fare quella cosa non sarebbe rimasto.
Cosa puoi fare
- Dagli un posto dove non deve guadagnarsi niente. Una cosa sola, la stessa ora ogni settimana, con persone che ci sono comunque: uno sport, un corso, i nonni, un lavoro. Una cosa che torna vale più di cinque occasioni diverse in un mese.
- Non contraddire il «sono patetico». Se lo smonti lo raddoppia. Accoglilo e affiancagli un’altra possibilità senza cancellare la prima: «capisco che ti senta così, e per me quel giorno lì ci sei andato per non restare solo».
- Nomina il calendario a cui si sta misurando. Da qualche parte ha in testa che a sedici anni si deve già stare dentro un gruppo, avere una storia, essere richiesti. È un calendario che non ha scritto nessuno: dirlo ad alta voce gli toglie autorità.
- Toglilo dal ruolo di chi deve rassicurarti. Se ti vede in ansia per lui, alla sua fatica si aggiunge il compito di farti stare tranquillo, e a quel punto smette di raccontarti le cose.
Cosa evitare
Non dirgli che quelli non sono veri amici: lo sa già, e sentirselo dire da te lo obbliga a difenderli per non ammettere di essersi sbagliato. Ed evita di misurare la sua vita sociale con i numeri, quanti amici ha o quante volte esce: sposta l’attenzione sulla quantità proprio mentre il problema è la qualità dello scambio.
Quando chiedere aiuto
Il segnale da guardare non è quanto cede al gruppo, è come parla di sé quando è a casa. Finché dice «che disastro oggi» è una reazione. Quando diventa «sono un fallito», e resta lì anche nei giorni buoni e davanti a prove contrarie, il quadro è cambiato. Riferimento: due settimane quasi tutte le giornate, e nei ragazzi guarda l’irritabilità più della tristezza. Contano anche il crollo del rendimento senza motivo, il sonno che si sposta, l’abbandono di sport e attività.