Lavoro su di sé ogni età Una conversazione
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Parla con tuo figlio

Come imparo a dire di no?

Perché succede

Dire di no sembra scortese, e per molti genitori sembra anche egoista. Così si dice di sì alla richiesta della scuola, del parente, del collega, e poi si arriva a casa senza niente da dare a chi conta di più. Nella mia pratica vedo che il problema non è la parola: è che manca la formula. Chi non sa dire di no non è una persona debole, è una persona che ogni volta deve inventarsi una giustificazione, e inventarsela costa così tanto che alla fine è più veloce accettare.

Cosa puoi fare

  1. Impara la formula corta. «No, grazie, non riesco.» Punto. Non serve un motivo, e più il motivo è lungo più offri appigli per essere convinto.
  2. Prendi tempo prima di rispondere. «Ti faccio sapere stasera.» Quasi tutte le richieste arrivano in un momento in cui non puoi valutarle, e il sì automatico nasce lì.
  3. Comincia dai no piccoli. Il gruppo di messaggi della classe, il favore che non sei tu a dover fare, la telefonata fuori orario. Si allena su cose che non ti costano, non sul conflitto più grosso che hai in sospeso.
  4. Non riaprire la trattativa dopo aver detto no. Se torni a spiegarti, stai chiedendo il permesso di aver rifiutato. Basta ripetere la stessa frase, uguale, una seconda volta.
  5. Fallo qualche volta davanti a tuo figlio. Non spiegargli come si dice di no: fatti vedere mentre lo dici, con tono tranquillo e senza scusarti. È l’unica lezione sull’argomento che si ricorda.

Cosa evitare

Non trasformare il no in una discussione sui principi: più argomenti, più la richiesta resta aperta. Ed evita di dire di no con rabbia dopo aver accumulato dieci sì: chi ti sta davanti vede solo lo scatto e tu ti confermi che dire di no fa danni, quando il danno l’hanno fatto i nove sì di prima.

Quando chiedere aiuto

Guarda se anche tuo figlio non riesce a dire di no, perché è la cosa che si trasmette più in fretta. Il segnale da tenere d’occhio in lui non è l’imbarazzo, è l’evitamento: rinuncia a cose che vorrebbe fare per non essere visto o per non dover rifiutare qualcuno. Rifiuta inviti che prima accettava, non parla in classe, evita la mensa. La durata di riferimento è lunga, ma la soglia vera è funzionale e arriva prima: se sta rinunciando a pezzi di vita, non aspettare.

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