Perché succede
Il perché non è la stessa cosa dell’obiettivo, ed è la parte che di solito si salta. L’obiettivo è quello che vuoi ottenere; il perché è la ragione che ti fa continuare nelle settimane in cui non ottieni niente. Nella mia pratica vedo che i genitori che mollano non hanno sbagliato tecnica: avevano una motivazione troppo in superficie, del tipo «così mi ascolta di più», che al primo rifiuto si sgonfia. Sotto quella prima risposta ce ne sono altre, e sono quelle che reggono: che impari a cavarsela, che non ripeta certi errori tuoi, che abbia qualcuno a cui tornare. Vale la pena arrivarci.
Cosa puoi fare
- Scrivi la prima risposta che ti viene. Anche se ti sembra banale. È il punto di partenza, non il traguardo.
- Chiediti perché anche di quella. E poi ancora. Tre o quattro passaggi bastano quasi sempre per arrivare a una frase che ti riguarda davvero, e che riconosci quando la leggi.
- Guarda quale valore c’è sotto. La fiducia, il rispetto, il fatto che stia bene, il non lasciarlo solo. Il tuo lavoro sarà più semplice se andrà nella direzione di una cosa in cui credi già.
- Separa quello che vuoi per lui da quello che vuoi per te. Ci sono tutti e due, ed è normale. Diventa un problema solo se il secondo si traveste da primo.
- Tienilo scritto e rileggilo. Nelle settimane in cui non succede niente, il perché è l’unica cosa che regge. Se sta in una riga su un foglio, funziona meglio della memoria.
Cosa evitare
Non fare del tuo perché una richiesta a lui («lo faccio per te, potresti almeno…»): trasforma una motivazione in un debito, e i debiti si pagano male. Ed evita di sceglierne uno che dipende dal suo riconoscimento: se il tuo perché è che ti dica grazie, ti stai consegnando a una persona che in questo periodo non lo dirà.
Quando chiedere aiuto
Il perché resta tuo, ma serve anche a guardare meglio lui. Guarda se fuori casa esiste almeno una relazione in cui dà e riceve: pochi amici non sono un problema, nessuno scambio reale lo diventa. La durata di riferimento è tre mesi. Il quadro cambia quando la solitudine smette di essere una preferenza e diventa una sconfitta di cui si vergogna, e cambia subito se c’è qualcuno che lo esclude o lo prende di mira.