Comunicazione ogni età Guardare meglio
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Parla con tuo figlio

Come si insegna a un figlio a comunicare?

Perché succede

Non si insegna spiegando, perché nessuno impara a parlare ascoltando una lezione sul parlare. Si impara stando dentro conversazioni fatte bene, e l’unico posto dove un figlio ne fa a sufficienza è casa. Nella mia pratica vedo che i genitori sanno parlare con i figli ma faticano ad avviare la conversazione, e allora restano le domande di servizio, che non allenano niente. Ogni scambio che avete è un’occasione in cui lui copia un modo di stare in una conversazione.

Cosa puoi fare

  1. Fai domande a cui non si risponde sì o no. Una domanda chiusa ottiene un monosillabo e chiude il turno. Una domanda aperta obbliga a costruire una frase, e costruire frasi è esattamente l’abilità che stai allenando.
  2. Parti tu. Racconta una cosa tua con parole tue, comprese quelle scomode: come ti sei sentito, cosa non hai saputo dire. Gli stai mostrando che si può nominare quello che si prova senza che il mondo crolli.
  3. Lascia il silenzio dopo la sua risposta. Conta tre secondi prima di ribattere. Molto spesso arriva una seconda frase, e la seconda è quella vera. Se riempi tu lo spazio, quella frase non esce.
  4. Chiedigli l’opinione su cose che non lo riguardano. Una notizia, una decisione di casa, un film. Esercita il pensiero senza il peso di doversi difendere, ed è dove impara a sostenere una posizione diversa dalla tua.
  5. Non correggere la forma mentre parla. Le parole imprecise, il tono, il «cioè» ogni tre parole si sistemano dopo e solo se serve. Corretto durante, smette di raccontare e comincia a controllarsi.

Cosa evitare

Non aprire con una verifica travestita da conversazione: «hai studiato?» mette sulla difensiva prima ancora di cominciare. Ed evita di finire tu le sue frasi quando è lento a trovare le parole, perché gli togli l’unico esercizio che conta e gli confermi che fai prima da solo.

Quando chiedere aiuto

Un ragazzo di poche parole non è un ragazzo in difficoltà. Il segnale diverso è l’evitamento: non parla mai in classe anche quando saprebbe, rinuncia a situazioni che vorrebbe per non doversi esporre, evita di telefonare o di chiedere qualcosa a un adulto. Quando rinuncia a cose che desidera per non essere visto, la soglia è già passata e arriva molto prima dei sei mesi che si prendono come riferimento.

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