Perché succede
Chi cerca la domanda giusta di solito cerca una lista da imparare a memoria. Nella mia pratica vedo che la lista non regge: le domande che aprono qualcosa nascono dalla situazione precisa in cui sei, e una domanda copiata si sente subito. Sotto c’è anche un timore che quasi nessun genitore dice ad alta voce: se chiedo, mostro che non so, e davanti a mio figlio perdo terreno. È il contrario. Una domanda di cui non conosci già la risposta è l’unico strumento che ti fa entrare nei suoi pensieri invece che restare nei tuoi.
Cosa puoi fare
- Parti da quello che sta succedendo adesso, non da un elenco preparato prima. Una domanda pertinente vale più di una domanda bella.
- Togli il sì e il no prima di aprire bocca. «Ti è piaciuto?» diventa «che cosa ti è piaciuto?». È l’unica regola che vale in ogni situazione.
- Aggiungi un «perché» o un «in che modo» quando vuoi che ragioni e non solo che racconti. Sono le domande che lo costringono a costruire una risposta invece di consegnartela.
- Chiedigli un confronto. «Qual è la differenza fra questo e quello?», «perché secondo te è meglio così?». Sono le più faticose e le più produttive: lo obbligano a tenere insieme due punti di vista.
Cosa evitare
Non fare domande di cui conosci già la risposta per vedere se te la dice: si accorge del test e chiude. E non liquidare nessuna sua risposta come banale, nemmeno quando ti sembra disarmante.
Quando chiedere aiuto
Guarda che cosa succede quando le domande smettono di funzionare. Se non è solo che non risponde a te, ma che ha perso interesse anche per ciò che prima gli piaceva, e va avanti così quasi tutti i giorni da un paio di settimane, quello che hai davanti non è un problema di comunicazione. Nei ragazzi lo vedrai più spesso come irritabilità che come tristezza.