Perché succede
I conti fatti di notte, quando i bambini dormono, insegnano una cosa sola: che è roba di cui ci si vergogna. Quello che i figli devono vedere non sono le cifre, è il gesto. Sapere che in casa esiste un momento in cui ci si siede, si guarda quanto entra e quanto esce e si decide, toglie al denaro il carattere di forza misteriosa che arriva addosso. Nella mia pratica vedo che i ragazzi cresciuti senza mai assistere a quel gesto arrivano a vent’anni convinti che i soldi si gestiscano da soli.
Cosa puoi fare
- Fai i conti al tavolo, non di nascosto. Non serve spiegare, basta che ci sia. Se chiedono cosa stai facendo, rispondi con una frase vera e corta: sto guardando come siamo messi questo mese.
- Dai le proporzioni, non le cifre esatte. «La casa si prende la fetta più grande, poi viene la spesa, poi tutto il resto» dice quello che serve senza consegnare a un bambino un numero che non sa dove mettere.
- Coinvolgili su una decisione vera, con due opzioni e i loro costi. Una settimana in albergo oppure due in campeggio: quali sono i vantaggi di ciascuna? Non è un voto, è farli assistere al ragionamento che c’è dietro una scelta.
- Nomina ad alta voce una tua rinuncia, con la ragione. «Avevo pensato di comprarlo questo mese, ma sono arrivate spese che non aspettavo, quindi aspetto.» È la lezione che passa meglio di tutte, perché la fai invece di spiegarla.
Cosa evitare
Non usare i conti come argomento in una discussione con l’altro genitore davanti a loro: quello che resta non è il budget, è il tono. Ed evita di scaricare su di loro la parte pesante, «vedi quanto costi»: una frase così non insegna il valore del denaro, insegna che essere costosi è una colpa.
Quando chiedere aiuto
Un bambino che dopo queste conversazioni fa qualche domanda in più sta solo elaborando. Il quadro cambia se se ne fa carico: torna a controllare se ci sono soldi, si sveglia la notte, diventa irritabile invece che triste, e a scuola il rendimento scende senza una ragione. Se dura due settimane quasi tutti i giorni, il peso che si è preso è più grande di lui.