Che cosa fai
Per dieci giorni, mentre parli con tuo figlio, prendi mentalmente nota delle parole che usa. Solo nota: qui non intervieni.
Che cosa guardi
Prima le parole in generale: ci sono termini, espressioni, immagini che tornano? Poi, giorno dopo giorno, per famiglie. Le parole che hanno a che fare con quello che si vede: quando racconta un fatto della classe, descrive la scena dall’alto o si ferma sui dettagli? Quelle che hanno a che fare con i suoni: riporta il casino, i rumori di fuori, oppure i dialoghi parola per parola? Quelle che hanno a che fare con il corpo e il movimento: dice che qualcuno lo ha spinto, riferisce sensazioni fisiche, oppure racconta solo azioni? E quelle di odori e sapori, che spesso non ci sono affatto. Non cercare il significato: cerca lo schema. E segnati tutto appena finita la conversazione, perché a distanza di ore resta poco.
Dove si inceppa
Si trasforma in una classificazione di tuo figlio, e le parole diventano un’etichetta. Qui stai imparando la sua lingua, non stai stabilendo che tipo è.
Quando puoi passare oltre
Quando sai dire, senza pensarci, di che tipo sono le parole con cui tuo figlio racconta le cose, e riesci a usarle tu quando gli rispondi.