Perché succede
Una domanda aperta non è una frase a sé: è un anello di una catena. Le conversazioni che funzionano con i figli sono quasi sempre una serie di domande agganciate l’una all’altra, dove ognuna nasce dalla risposta precedente e non da un piano fatto prima. Il blocco arriva quando cerchi la domanda perfetta, quella che sistemerà la situazione, e nel frattempo il silenzio si allunga. Nella mia pratica vedo che chi si blocca è quasi sempre chi sta cercando di arrivare da qualche parte troppo in fretta.
Cosa puoi fare
- Quando ti blocchi, parti da una domanda chiusa. «Ti sei divertito?» costa poco a lui e ti dà un appiglio. Sbagliare il primo anello non compromette niente.
- Aggancia la domanda seguente all’ultima cosa che ha detto lui, non a quella che avevi in testa tu. È il modo più semplice di non restare mai senza materiale.
- Accetta di non sapere dove andrete a finire. Se hai deciso prima il punto di arrivo, ogni sua deviazione ti sembrerà un problema da correggere.
- Correggi il tiro invece di ricominciare da capo. Se ti accorgi che stai andando fuori strada, torna indietro di un anello e riparti da lì.
Cosa evitare
Non riempire il vuoto con un discorso: il silenzio dopo una domanda è il tempo in cui lui sta costruendo la risposta, e se lo occupi tu la risposta non arriva. Ed evita di trasformare la catena in un interrogatorio a raffica, dove ogni risposta serve solo a giustificare la domanda dopo.
Quando chiedere aiuto
C’è una differenza fra un ragazzo che non ha voglia di parlare e uno che si sta ritirando. Guarda se le uscite si sono ridotte progressivamente negli ultimi mesi, se le notti hanno preso il posto delle giornate, se ha saltato la scuola per settimane. Il passaggio che cambia il quadro è quando smette di rifiutare le tue proposte e comincia a non registrarle proprio: a quel punto non aspettare, perché il ritiro si autoalimenta.