Comunicazione ogni età Una conversazione
Dalla collana Genitori senza stress · dal libro Parla con tuo figlio

Posso chiedere a mio figlio di aiutarmi a capire?

Perché succede

Puoi, ed è una delle poche mosse che ribaltano la posizione senza toglierti autorità. Nella mia pratica i ragazzi sono quasi sempre disponibili ad aiutarci, anche quelli che sembrano chiusi, ma raramente lo mostrano per primi: aspettano che qualcuno lo chieda in un modo che non somigli a un esame.

Cosa puoi fare

  1. Formula la domanda come una tua curiosità. «Mi chiedo come funziona questa cosa, me la spieghi?» invece di «e questa che roba è?». La prima è un invito, la seconda è un controllo travestito, e la differenza si sente tutta.
  2. Scegli un terreno dove davvero non sai. Un gioco, un’applicazione, un genere musicale, una parola che si usa a scuola. Se fai finta di non sapere una cosa che sai, se ne accorge e la porta si chiude.
  3. Chiedi aiuto su qualcosa che riguarda te. Un messaggio che non sai come scrivere, una decisione tua, un problema tuo di lavoro raccontato in due righe. È il modo più veloce per uscire dallo schema in cui i problemi sono sempre suoi.
  4. Dagli il tempo di partire. Spesso serve solo un piccolo incoraggiamento e qualche secondo di silenzio: «non ci arrivo, aiutami». Se riempi subito tu, la richiesta si trasforma in una conversazione tua e lui torna a fare da pubblico.
  5. Fagli sapere che è servito, e dove. «Ho fatto come mi hai detto, ha funzionato.» Sapere che il proprio aiuto ha avuto un effetto reale è quello che gli fa venire voglia di darne ancora, molto più di un grazie generico.

Cosa evitare

Non usare la richiesta d’aiuto come esca per un altro discorso: se dopo la spiegazione parte la domanda vera, la volta dopo ti risponde a monosillabi.

Quando chiedere aiuto

Fai attenzione se ti accorgi che il tuo è l’unico scambio in cui è coinvolto. Pochi amici non è un problema; il problema comincia quando non c’è nessuna relazione in cui dia qualcosa e riceva qualcosa, e nessuno fuori casa che gli chieda niente. Se dura da circa tre mesi, e soprattutto se la solitudine ha smesso di essere una sua preferenza ed è diventata una cosa di cui si vergogna, vale la pena parlarne con qualcuno.

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