Perché succede
Puoi, e conviene. Una libertà totale sul denaro produce quasi sempre capricci e discussioni, ma una libertà pari a zero produce di peggio: un bambino che esegue e non decide, e che quindi non impara niente. La quota libera è la cornice che tiene insieme le due cose. Nella mia pratica vedo che il valore di quella quota non sta nella cifra, sta nel fatto che tu non intervieni davvero. È l’unico punto dell’educazione finanziaria in cui il tuo silenzio insegna più delle tue parole, e anche l’unico in cui è difficile stare zitti.
Cosa puoi fare
- Stabilisci la quota libera e dichiarala sua. Questi soldi li spende come vuole, anche tutti in un giorno, anche in caramelle. Se aggiungi una condizione, non è più libera.
- Tienila ferma nel tempo. Percentuale o importo fisso, decidi tu, ma poi non cambiarlo di settimana in settimana. La prevedibilità è ciò che gli permette di fare progetti.
- Se sceglie male, lascialo fare. Il commento, se serve, arriva dopo giorni e sotto forma di domanda. Correggerlo sul momento annulla tutta l’operazione.
- Digli chiaramente che i desideri non sono sbagliati. Non stai tollerando uno spreco: stai riconoscendo che avere voglia di qualcosa è legittimo e che serve un posto dove farlo.
Cosa evitare
Non usare quella quota come leva («se continui così te la tolgo»): nel momento in cui diventa negoziabile smette di essere sua e torna tua. Ed evita di chiedergli il rendiconto di che cosa ci ha fatto, perché è esattamente il contrario del punto.
Quando chiedere aiuto
Osserva come usa la libertà. Se la spende solo per cose che servono a non farsi notare, se rinuncia a comprare quello che gli piace davvero per non essere preso in giro, se nasconde gli acquisti che lo rappresentano, quella non è prudenza. Qui la durata conta poco: conta che stia già evitando, e che l’evitamento riguardi il farsi vedere per quello che è.