Perché succede
Da quella che propone lui, e dalla più vicina. Avvicinarsi un passo alla volta a quello che fa paura è il principio su cui lavorano molte terapie per l’ansia, ma in casa la differenza la fanno due cose: che il passo sia suo, e che sappia prima come tirarsi indietro. Un ragazzo che teme di essere visto non entra in una situazione da cui non sa come uscire, e uno che sa di poter andare via spesso resta.
Cosa puoi fare
- Aspetta un’idea di fuori che venga da lui. Prendere il pacco, andare dal nonno, accompagnarti in un negozio dove non c’è nessuno: il passo lo sceglie lui, tu lo rendi possibile.
- Concordate prima la via di ritorno. A che ora tornate, con quale frase ti dice che vuole andare, dove lo aspetti, che cosa dite se qualcuno chiede: è ciò che rende possibile entrare.
- Segui la regola del vicino. Prima il pianerottolo e il cortile, poi la casa di un parente, poi il quartiere, poi un posto con gente che non lo conosce. Se esita, dimezza il passo, o rendilo lo stesso passo con te accanto, in macchina ad aspettare.
- Lascia spazio a una persona sola fuori dalla famiglia. Un cugino, un vecchio amico, un adulto che stima, che lo cerchi per una ragione che non è il suo ritiro. Non chiedergli che cosa si sono detti.
Se tuo figlio è maggiorenne. Spesso il passo è un colloquio di lavoro, un esame, una pratica in un ufficio: la scelta è sua, il tuo posto è accanto, non davanti.
Cosa evitare
Non rassicurarlo sul contenuto della paura, «nessuno ti guarderà»: la confronta con la sua previsione, e la previsione vince. Digli invece che cosa farete se andrà male.
Quando chiedere aiuto
Il segnale non è l’imbarazzo ma la rinuncia: rifiuta cose che vorrebbe, l’amico che lo cerca, l’incontro di cui parlava, per non essere visto, magari con il panico. Gli studi parlano di sei mesi, ma la soglia vera è funzionale e arriva prima.