Perché succede
Dipende da dove sei partito, e su questo la ricerca è precisa. Una grande rassegna sui genitori di bambini fino agli 11 anni ha confrontato solo regole chiare e conseguenze coerenti con regole più lavoro sulla relazione: se il problema non c’è ancora le regole bastano, se i comportamenti difficili sono già esplosi servono tutte e due (Leijten e colleghi, 2018). Per le medie non c’è la stessa certezza, ma la logica regge.
Cosa puoi fare
- Capisci da dove parti. Un figlio sereno, che va d’accordo con tutti e a scuola va bene, con un’abitudine da cambiare non ha un problema di comportamento. Uno che da mesi risponde male, rompe le cose e trasforma ogni richiesta in uno scontro, sì.
- Se è un’abitudine, resta semplice. Una regola ben formata, una routine sempre uguale, un calendario. Aggiungere colloqui sul perché e su come sta rischia di trasformare una cosa semplice in un caso.
- Se le cose si sono complicate, metti la relazione prima della regola. Tempo dedicato e senza scopo: una cosa che gli piace, fatta insieme, ogni settimana.
- Non usare quel tempo per parlargli di quello che non va. Deve sentire che ti interessa lui, non il suo comportamento. Altrimenti ogni nuova regola gli sembra l’ennesimo tentativo di controllarlo.
Cosa evitare
Non pensare che basti sistemare la casa e scrivere bene una regola quando la relazione si è incrinata: lì la regola da sola è un cerotto. E non complicare il caso semplice: con un bambino sereno, quasi sempre la cosa più utile è non farne un problema.
Quando chiedere aiuto
C’è un terzo caso. Se il comportamento dirompente dura da mesi, interferisce con la scuola, con gli amici e con la vita in casa, o qualche volta ti fa paura, non è più un problema di abitudini e non si risolve da soli: è il momento di una valutazione. Chiedere non è fallire, è non restare con un pezzo solo.