Perché succede
Mentre lui si ritira tu avanzi: gli porti il pranzo in camera, rispondi al posto suo, decidi perché lui non decide. Ogni gesto è amorevole; sommati, costruiscono una vita in cui non ha più presa su niente, e la sensazione di non avere presa è proprio il motore che lo tiene fermo. Un ragazzo che si vergogna di sé ha bisogno di sentirsi utile a qualcuno molto più che di sentirsi bravo, e la casa, adesso, è l’unico posto in cui può esserlo.
Cosa puoi fare
- Restituiscigli decisioni piccole e vere. Non «che cosa vuoi fare della tua vita», che lo paralizza, né una scelta con la risposta già scritta nel tuo tono: il menu della domenica, l’ora in cui passa l’idraulico.
- Dagli un compito di cui la casa ha bisogno davvero. La cena un giorno fisso, la spesa online, il cane, il computer di famiglia. Le incombenze inventate per tenerlo occupato le riconosce, e lo umiliano.
- Proponilo una volta e non controllarlo. Se quel giorno la cena non c’è, non diventa una discussione; se viene male, conta che l’abbia fatta, e la cosa migliore da dire è che l’hai mangiata.
- Lasciagli un insuccesso sopportabile. Una cena bruciata, un pacco sbagliato, un appuntamento da rifissare: non ripararlo al posto suo, perché un insuccesso che non diventa un disastro è la notizia che gli serve.
Se tuo figlio è maggiorenne. Scuola, lavoro, aiuto da chiedere: le scelte sono sue. Puoi proporre e accompagnare, non decidere.
Cosa evitare
Non confondere il passo indietro con il lasciarlo perdere: il piatto arriva e il «sono a casa» passa ogni sera, ma non hai bisogno di fare tutto tu per dimostrarglielo. E non dargli un compito troppo grande, che è un’altra occasione di fallire.
Quando chiedere aiuto
Guarda che cosa succede dopo un insuccesso piccolo. Se «l’ho bruciata» diventa «non sono capace di niente», resta anche davanti alle prove contrarie e comincia a evitare cose che non c’entrano, non rimandare oltre il trimestre.